lunedì 26 settembre 2011

Mondi paralleli - Una transfuga nord coreana impara a vivere fuori dalla prigione più grande del mondo [Parte terza - conclusione]

Terza ed ultima parte del reportage "North Korean defector learns to live outside the world's biggest prison" ( Julian Borger, The Guardian).


[Prima parte] [Parte seconda]


Photo by Dan Chung for The Guardian

"Eravamo in una gigantesca capanna di legno sulla montagna. C'erano circa 1000 donne nella nostra capanna ed eravamo così pigiate le une contro le altre da dover dormire con le gambe attaccate" disse. "Per la gran parte c'era gente come me che aveva provato a scappare e comuni criminali. Avevamo dei cartocci di riso per mangiare e dovevamo lavorare abbattendo alberi e trascinando il legname con delle catene."

"Quando divenne davvero freddo in inverno, cinque o sei donne morivano ogni giorno e gli altri prigionieri dovevamo trascinare i loro corpi fuori. Ancora sogno questi episodi."

Rhee crede di essere sopravvissuta perchè era esonerata dai lavori più duri a causa di problemi congeniti del suo cuore. Invece le era permesso lavorare a maglia in casa durante l'inverno.

Dopo 18 mesi a Hoeryong, con solo pochi giorni trascorsi dalla sua sentenza, Rhee ebbe il suo primo visitatore – un uomo che non aveva mai visto prima. Sang-mi aveva raggiunto la Corea del Sud e trovato Choi. Lui riuscì a mettere da parte abbastanza denaro da assuemere un intermediario cinese che cercasse Rhee. La prima mossa dell'intermediario fu visitare Hoeryong e corrompere le guardie per assicurarsi che lei fosse ancora viva.

Il giorno del suo rilascio, un altro uomo aspettava al cancello per condurla oltre il fiume Tumen, che segna il confine con la Cina. Dall'altro lato, un terzo intermediario aspettava Rhee per condurla lungo la terza parte del suo viaggio: una lunga traversata in barca verso overst lungo il fiume Tumen e dopo un lungo viaggio a piedi in Thailandia.
Assieme alle tasse aeree per Seul, l'intero pacchetto costò a Choi 10 000 dollari. Deve ancora pagarne 4 000 ma ha delle buone prospettive. Sta studiando managment presso l'università locale.

Rhee vive ancora grazie al suo sussidio di insediamento e sta cercando un lavoro. Non ha ancora amici sud coreani e trova la loro lingua, costellata di parole straniere, difficile da capire. Ma almeno ha i suoi parenti vicini. Molti esuli nord coreani devono cavaresela completamente da soli.

"Ogni cosa è differente, qui. E' quasi impossibile abituarsi." diceva Cho Myung-chul, un ex ideologo del partito comunista che scappò nel 1994 e adesso dirige un centro educativo gestito dal ministro dell'unificazione sud coreano. Il centro dovrebbe preparare la gente per l'eventuale collasso del regime nord coreano e il suo assorbimento da parte del sud – un evento che Cho vede come inevitabile, se non imminente.

"Queste persone sono nate per idealizzare Kim Jong-il e il regime nord coreano, e quando arrivano qui soffrono un reale danno psicologico. Non trovanopun lavoro. Sentono la mancanza delle loro famiglie e spesso si sentono come se stessero andando alla deriva, da soli qui. Diamo lor dei soldi e un'educazione ma c'è da fare molto di più per liberarli dalla loro disperazione."

Con la sua abbonzanza di civo, la sua libertà, e la sua forte economia la Corea del Sud dovrebbe essere sentita come un vero paradiso, ma dopo un'intera vita vissuta nella crudele beffa del "paradiso dei lavoratori" a nord della linea di demarcazione , il cambiamento può essere traumatico.

I tedeschi dell'est trovarono difficile adattarsi all'ovest ma la differenza di entrate in Corea è più di 10 volte maggiore. Nessuno sa cosa accadrà se e quando 24 milioni di persone dovranno fare il salto.

guardian.co.uk © Guardian News and Media Limited 2011



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