mercoledì 31 agosto 2011

Parigi, 1789


Prendi un regnante che affama il suo popolo ma vive nel lusso, artefice dei più biechi paternalismi, smodato, privo di valori morali, di etica, di amor di patria. 
Mettilo in Francia sul finire del Settecento, chiamalo re, o regina, e sarà decapitato.

Prendi lo stesso regnante, mettigli un doppiopetto nero, togligli la parrucca incipriata e trapiantagli dei capelli rossicci, mettilo a capo di Palazzo Chigi sul finire del Novecento, chiamalo Premier e lui vivrà. Sarà un trascina popolo, regnerà per decine d'anni.

Questo post non vuole essere un'incitazione alla decapitazione, ma un piccolo sunto di quello che ci sta capitando:
- l'Italia non ha più soldi
- il Ministro dell'Economia, On. Giulio Tremonti pensa una manovra fiscale per arginare il debito pubblico
- la manovra inizialmente prevede, assieme ad altre cose, il cosiddetto contributo di solidarietà, ovvero una sovrattassa per chi guadagna molti molti soldi
-Il contributo di solidarietà non va giù a molti, dai calciatori alle sgallettate della tv che non arrivano alla fine del mese ci sono molte lamentele
- Così si stabilisce che il contributo di solidarietà sarà applicato soltanto ai dipendenti dello Stato che guadagnano molti molti soldi. E considerato che la gente più ricca in Italia sono i mega imprenditoroni "privati" alla Berlusconi, scusate la parola, questo provvedimento è una cazzata.
- Accantonato almeno per una parte il contributo di solidarietà si prendono in considerazione altri contesti in cui lo Stato può risparmiare denaro: le pensioni, i servizi pubblici, la sanità, la scuola.

Questo significa che il nostro Governo ha deliberatamente deciso di non chiedere più denaro a chi se lo può permettere, ma di affamare il suo popolo

Come si può vivere in un paese dove la mia vicina di casa ultraottantenne vive con trecento euro di pensione e la "signora" Simona Ventura si compiace dello scampato pericolo del contributo di solidarietà dichiarando che non ce la fa ad arrivare alla fine del mese?

Prendete la signora Ventura, vestitela di pizzi e di merletti e portatela a Parigi, il 14 luglio del 1789.
E vedete la fine che fa.

martedì 30 agosto 2011

Le palline non crescono sugli alberi!


Le palline non cadono dal cielo, cara Lucky, proprio no.
Anche se Claus tira la pallina contro il muro per farla rimbalzare e tu non vedi dove rimbalza non significa che la pallina sia rimasta intrappolata fra la mano di Claus e il muro, in un oscuro e misterioso varco spazio temporale. Quindi, smettila di fissare il muro. O Claus.

L'altro giorno Lucky, in giardino, ha trovato un insetto ed ha iniziato a giocarci. Ad un certo punto il povero insettino con le sue ultime forze si è spinto giù dal vialetto ed è uscito dalla visuale della gattina. 
Perdere un insetto appena catturato, per un gatto, deve essere angosciante quanto perdere la propria pallina preferita perchè nel momento in cui ha perso di vista la sua preda Lucky ha dato un'occhiata piuttosto preoccupata in giro, e non trovando nulla si è diretta con fare risoluto verso mio padre ed ha reclamato la sua preda. Ancora una volta: "tu, umano che sei ovunque, vedi tutto e sai tutto, attivati per cercare la mia preda!"

***
Altre foto di Lucky:


giovedì 25 agosto 2011

Dormire. Giocare.


Nella vita di Lucky ci sono ormai tante e varie attività: dormire, stare accucciata in mezzo all'erba alta così da fare andare di matto la sua padroncina, mangiare il suo cibo, rubare quello degli altri gatti, giocare con i gatti più piccoli, tormentare il povero Lisetto, giocare con la sua pallina, perdere la pallina e di conseguenza disperarsi miagolando in giro per casa. Potrei continuare, ma temo vi basti.
Ad ogni modo, le tre attività che Lucky - per forza di cose - predilige quando entra in casa sono mangiare, giocare e dormire.

Il suo gioco preferito è inseguire la pallina, da un capo all'altro del soggiorno, poi la perde sotto un divano o un mobile e corre da me miagolando perchè vuole che la recuperi. Ultimamente ha imparato a recuperarla da sola, in effetti. Il caso volle che l'amata pallina scomparisse nel nulla: vi giuro ho cercato ovunque, la pallina sembra essersi volatilizzata. Dal momento in cui ha perso la sua bellissima pallina rossiccia Lucky si dispera abbastanza spesso: finito di mangiare si accascia per terra e dopo qualche minuto si alza, inizia a ciondolare in giro con aria vaga e poi comincia il lungo lamentoso miagolio che sta per "tu, umano che sei ovunque, vedi tutto e sai tutto, attivati per cercare la mia pallina!"
Purtroppo della pallina neppure l'ombra, oggi, seguendo un consiglio letto su una rivista specializzata, ho provato a costruirle una pallina con i fogli di alluminio: ancora devono fare amicizia lei e la pallina, ma sembra andare meglio.

Quando seguire la pallina l'ha ormai portata allo sfinimento, Lucky si riposa.
Sale sul divano, fa un po' di fusa e vuole che qualcuno la coccoli finché non si addormenta.
Sul divano Lucky è in grado di passarci ore, ma non qualche ora, sta lì su giornate intere a ronfare. A volte sogna e muove le zampette nel sonno. A volte si sveglia e guarda in giro se c'è qualcuno che può reclutare per altre coccole.
A volte, invece, quando non è proprio stanchissima ma non le va di continuare a giocare con la pallina, Lucky si siede comodamente in balcone e guarda la gente e le auto che passano, molesta un po' i gerani di mia madre e gioca con qualcosa lasciata in giro: dei vasi, le mie scarpe, le mollette per stendere la biancheria, il mocio.

E' proprio una pacchia questa vita da gatti..

martedì 23 agosto 2011

Pane, Philadelphia e diritti umani

Ripropongo un post che ho pubblicato tempo fa nel mio vecchio blog...




KRAFT, DIRITTI UMANI, CONDIZIONI DI LAVORO, SALARI

"Kraft è uno dei più grandi commercianti e trasformatori di caffè e cacao del mondo, pertanto è uno dei massimi responsabili delle gravi condizioni in cui versano milioni di contadini del Sud del mondo perchè i suoi metodi commerciali totalmente ispirati ad una logica di profitto, non garantiscono guadagni dignitosi.[...] I coltivatori guadagnano 20-50 centesimi di dollaro per chilo di caffè, mentre sul mercato internazionale è venduto a 2 dollari e 30 centesimi circa. Le donne che a mano selezionano i chicchi guadagnano 50 centesimi al giorno.[...]"

"Nel giugno 2009 un rapporto di Greenpeace denuncia che Kraft non è in grado di assicurare il rispetto dei diritti umani e del pianeta lungo la propria filiera. Varie società del gruppo, tra cui la filiale Kraft Food Italia, acquistano carne da alcuni grandi macelli brasiliani, che secondo l'associazione ambientalista, si riforniscono da fattorie implicate nella deforestazione illegale in Amazzonia. Addirittura Greenpeace denuncia che alcune di esse utilizzano lavoratori ridotti in schiavitù."


KRAFT, DIRITTI DEI LAVORATORI

"Nell'agosto 2009 Kraft Foods Argentina Sa ha licenziato in massa circa 160 operai dello stabilimento nei pressi di Buenos Aires in località Pacheco. La loro colpa è di aver preso parte ad una manifestazione indetta per reclamare misure sanitarie di fabbrica contro l'epidemia di influenza suina che, proprio in quel periodo, si era abbattuta con violenza nel paese, colpendo alcuni dipendenti. L'adozione di misure di igiene e sicurezza erano state consigliate, a livello nazionale, dallo stesso Ministero della Sanità, ma l'azienda non aveva raccolto l'appello.[...]"

"Nel marzo 2007 il sindacato colombiano Sinaltrainal denuncia Kraft, perchè un suo stabilimento situato nella zona franca del Pacifico nella città di Palmira, ha licenziato senza giusta causa 45 lavoratori assunti tramite agenzia temporanea. Lavoravano nello stabilimento da tre anni e secondo le leggi colombiane già dal secondo anno dovevano essere assunti direttamente dall’azienda.[...]"

"Nel 2006 trecento operai membri del sindacato sud africano Food And Allied Wrokers hanno dovuto manifestare per quattro mesi fuori dai cancelli dello stabilimento di Kraft nella cittadina di Elandsfontein per chiedere migliori condizioini di lavoro e paghe più alte.[...]"


Oltre a "scheletri" tanto eclatanti, posso citare un piccolo scheletro che molti consumatori non conoscono o prendono alla leggera: l'utilizzo del glutammato monosodico come esaltatore di sapidità nei prodotti alimentari.
Il glutammato monosodico (o "E621") è una sostanza tossica, dannosa per l'organismo, può causare sovrappeso, diabete, danni all'ipotalamo ed influenza le funioni nervose quali l'attenzione, le emozioni, l'appredimento.
"È noto ormai da 50 anni che per provocare un rapido soprappeso in un animale basta creare danni puntiformi nell’ipotalamo. Il glutammato è in grado di fare la stessa cosa. Il problema è che gli esseri umani sono 5 volte più sensibili alla tossicità del glutammato del più sensibile degli animali da laboratorio e i lattanti sono 4 volte più sensibili degli adulti. Secondo alcuni esperti, è la precoce esposizione al glutammato una della cause dell’aumento di obesità tra le nuove generazioni [...]"

FONTE: La Stampa

Morale della storia: anche se non siete interessati a problemi di tipo etico-morale come possono essere la violazione dei diritti dei lavoratori (male!) interessatevi almeno alla vostra salute e a quella dei vostri cari. Leggete sempre le etichette dei prodotti che acquistate.

CURIOSITA'
Fino al 2007 la Kraft apparteneva al gruppo "Atria", proprietario anche di marchi come Malboro e Philip Morris. Per tirare fuori la Kraft dalla cattiva reputazione guadagnatasi dalle due industrie del tabacco i due gruppi sono stati scorporati, per cui oggi "Kraft" e "Malboro, Philip Morris" risultano essere due gruppi divisi pur restando i loro azionisti, gli stessi.
Questo significa che quando acquistate una formina di Philadelphia state anche finanziando l'industria del tabacco. ^^

ALTRI MARCHI APPARTENENTI AL GRUPPO "KRAFT"
Caffè Splendid, Caffè Hag, Simmenthal, Spuntì, Milka, Saiwa, Ritz, Cipster, Fonzies, Philadelphia, Jocca, Susanna, Fattorie Osella, Halls (caramelle)

domenica 21 agosto 2011

Questa pericolosa gratificazione virtuale

Mi reputo una persona abbastanza intelligente e sensata, ciò nonostante non resisto all'adulazione virtuale di giochi come The Sims.

Credo, a questo punto, che sia un problema di gratificazione.
Giocare a The Sims mi gratifica, seppur sempre virtualmente, e questo mi fa sentire bene, ragion per cui sono portata a giocarci ancora, e ancora, e ancora.

1) La mia personaggina di The Sims può essere gnocca quanto voglio, e può avere lo stile che voglio senza scendere a patti con:
-il conto del parrucchiere
- le spese per vestiti, scarpe, accessori
- le taglie di vestisti, scarpe e accessori
- la reperibilità di vestiti, scarpe e accessori

2) La mia personaggina virtuale può avere successo molto facilmente, non ha problemi con professori stronzi, colleghi arrivisti, io clicco su cinque azioni consecutive e lei è già manager di chissà quale azienda fighissima. Di conseguenza, la mia personaggina non ha problemi a guadagnare soldi.

3) La mia personaggina virtuale non ha problemi col prossimo. Che voglia stringere amicizia, passare una notte di passione o mettere su famiglia dipende tutto dal giusto equilibrio fra chiacchiera, flirta, fai complimenti, i sentimenti e l'individuale predisposizione verso la gente che ci si presenta davanti, come io sostengo da tempo, sono robetta per noi squallidi umani.

In conclusione, la mia personaggina virtuale è una figona e io l'invidio tantissimo, tantissimo!

Le piaghe d'Italia vol.2: la Chiesa Cattolica

Io non appartengo a nessuna religione.
Sono battezzata, ma sin dalla più tenera età non ho mai provato il minimo interesse per la religione, così non ho continuato a prendere i sacramenti e devo proprio essere sincera negli ultimi anni ho seriamente valutato l'opzione di chiedere la cancellazione dal registro battesimale.
Detto questo ho però grandissimo rispetto per la spiritualità altrui: moltissime persone che stimo e alle quali voglio molto bene sono credenti e la cosa non mi crea il minimo fastidio.

Inizio ad infastidirmi, però quando si entra nel vivo del discorso in merito alla Chiesa Cattolica, perché stabilito che la spiritualità è qualcosa di intimo e intoccabile, l'istituzione Chiesa Cattolica è imbarazzantemente umana, terrena, materiale e venale.
E ancora di più mi infastidisco quando si parla del rapporto di dipendenza e condiscendenza che l'Italia ha da sempre assunto con la Città del Vaticano.

In merito a questo vorrei anche chiarire il titolo: vero è che la Città del Vaticano tecnicamente si trova al di fuori dei confini nazionali d'Italia, di fatto però gran parte della politica interna italiana è stata da sempre dettata dalle convinzioni del Papa e dei suoi seguaci, cosa che ci rende davvero molto molto simili ai tanto bistrattati regimi islamici, ma vabè..

I miei problemi con la Chiesa Cattolica sono di tre tipi.
Il primo, strettamente economico.
La Chiesa in Italia ha moltissimi privilegi: non paga l'Ici, ovvero la tassa sulla proprietà di immobili, in altre parole, mio padre deve pagare una tassa per il fatto di possedere una casa, il Papa per tutti gli immobili che possiede sul territorio italiano, non paga nulla; non paga moltissime utenze fra cui quella del gas, ed è beneficiaria di altre innumerevoli agevolazioni economiche sul territorio italiano. Se la cosa è potuta passare in sordina sino ad oggi, adesso che l'Italia vive questa crisi mi chiedo se non sia più opportuno iniziare a riscuotere, sai com'è..
Il secondo, a metà fra ideologico ed economico.
La Chiesa professa l'abbandono dei beni materiali a favore di una vita semplice, povera, si fa paladina dei più deboli, ci sbandiera in faccia con spot pubblicitari al limite del patetico che costruisce ospedali in Africa ed aiuta gli alcolizzati delle campagne bolognesi: questo non è serio, scusate, non è serio, perché so per certo che i pochi preti che fanno realmente qualcosa per il prossimo, come si dice, sono quelli in realtà più bistrattati dalla Chiesa Cattolica che li vede come elementi di disturbo, troppo all'avanguardia, troppo eterodossi, delle mine vaganti che mettono inopportunamente il benessere della gente che si propongono di aiutare davanti al benessere della Dottrina. Mi riferisco allo stile di vita di molti uomini di Chiesa, che è davvero uno schiaffo alla povertà, mi riferisco a tutti i soldi spesi per accogliere qua e là il Papa in visita. Proprio in questi giorni una grave polemica ha scosso la Spagna: gli indignados hanno protestato contro la visita del Papa, perché sono stati spesi un sacco di soldi pubblici per riceverlo degnamente, proprio in un periodo in cui le tasche della Spagna non sono proprio in buono stato.
Il terzo, puramente ideologico.
La Chiesa Cattolica è fascista.
Le loro idee devono essere le idee di tutti e chi non la pensa come loro ha certamente qualcosa che non va, è Il Male, è la rivelazione di Satana sulla Terra.
Stronzate amici miei, scusate il termine, ma mi pare l'unico adatto a definire questo atteggiamento.
Se la Chiesa Cattolica crede che l'aborto è peccato a me sta benissimo che una donna che professa questa religione decida di non abortire, ma io, che non sono cattolica, devo essere lasciata libera di farlo. Se la Chiesa Cattolica crede che le unioni gay siano peccato, beh, mi spiace, è un problema delle coppie gay cattoliche, quelle che non professano questa religione che si sposino pure! Ah no, c'è il discorso della famiglia, avete ragione: meglio due pessimi genitori etero che due ottimi genitori gay no?

Le piaghe d'Italia vol.1: il calcio


In questi giorni una grandiosa diatriba si è aperta sul nostro amato Paese e ci ha dimostrato per l'ennesima volta che belle persone esercitano quello pseudo sport che è il calcio.
La questione è stata la seguente: poiché l'Italia versa in una gravissima crisi economica il Governo - che forse per la prima volta nella storia fa qualcosa di buono e giusto - ha creato un contributo di solidarietà, ovvero una tassa che chi guadagna più di un certo reddito, ovvero le persone veramente ricche, dovrà versare allo Stato. Sappiamo benissimo che i calciatori guadagnano moltissimo per fare pochissimo e che la gran parte di loro sperpera il denaro in auto di lusso e bottiglie di champagne da trentamila euro l'una, ragion per cui loro fra i primi rientrano fra coloro i quali devono versare questa tassa.
Troppo semplice davvero, visto anche i cervelloni con quali abbiamo a che fare! Da Montezemolo ai giocatori di basket tutti si sono da subito ritenuti d'accordo a versare il contributo, soltanto i calciatori hanno avuto da ridire. Adesso io non so bene se la polemica sia stata alzata soltanto da un calciatore - un cervellone fra cervelloni..- fatto sta che l'idea era quella che le società pagassero questo contributo al posto dei loro calciatori, perché loro poveretti con quella miseria che guadagnano non possono mica mettersi a contribuire per non fare andare in bancarotta il Paese in cui vivono e vengono tratti come nababbi! Ma che idee!

Detto questo, mi rivolgo a te zio Peppino, a te che sei operaio cinquantenne e cassintegrato, e mi rivolgo anche a te, zio Totò che vendi frutta su una moto ape, e ancora mi rivolgo a tutti i trentenni disoccupati o precari e a tutti i lavoratori che per mille euro al mese si spaccano la schiena dieci ore al giorno: vi pare dignitoso continuare a seguire e supportare un business che si fa beffe di tutti gli sforzi che voi fate giornalmente per tirare a campare? Io davvero non capisco cosa vi spinga a seguire il calcio. 
E' la passione per questo sport? Non credo, perché se lo fosse sarebbe per voi di certo più entusiasmante seguire delle piccole squadre locali e reali, che potreste vedere giocare dal vivo e conoscere.
E allora di cosa si tratta?
Io penso che si tratti di un grave malessere.
State davvero male, lo penso sul serio, non sto facendo una battuta e non la sto buttando sul cinico. Io penso davvero che manchi qualcosa nelle vostre vite e voi compensate col pallone, che non è più una passione, ormai va aldilà del semplice tifo, è diventata una mania, è diventata una dipendenza
Se vi bucaste due volte al giorno probabilmente ledereste molto meno la vostra dignità di lavoratori.

Il calcio è l'oppio dei popoli.

I giorni ordinari

I giorni ordinari strisciano piano all'interno delle nostre vite.  Sono subdole creaturine del tempo che decidono di piombarci nello stallo più totale.
I giorni ordinari arrivano quando meno te lo aspetti, ti arrivano alle spalle e lì ti fregano: ci sei dentro ormai, e più ti dimeni per uscirne più ti fiondi nel baratro.
Non è la prima volta, nella mia vita, che vivo i giorni ordinari: capitava alla fine di un amore, di solito, di ritrovarsi per settimane o mesi a vivere una vita ripetitiva e senza stimoli, in attesa del prossimo inizio.
Il brutto dei giorni ordinari è che non possiamo sapere se mai avranno una fine. Potrebbe capitare qualcosa domani e sconvolgere la nostra esistenza, oppure potremmo rimanere così immobili per anni, e probabilmente neppure rendercene conto.

A questo punto vorrei una svolta, ecco.
So che è qualcosa di molto rischioso da desiderare perché le svolte possono essere belle o brutte, ma siccome credo nell'equilibrio e non ritengo di essere stata particolarmente fortunata nella mia vita - neppure sfortunata..- forse opterò per sperare in qualcosa di buono.
Non voglio lamentarmi della mia vita, perché a conti fatti vivo davvero bene, vorrei solo capire, ancora una volta, che direzione prendere.

venerdì 19 agosto 2011

Le serate un po' così..


Questa è stata una di quelle serate un po' così..
Inizia dal nulla, la proposta di andare a prendere un gelato con gli amici, gli amici non possono, ci ritroviamo sole io e Claus, il locale dove decidiamo di andare è chiuso, così cambiamo programma..
Risultato? Una serata perfetta: musica carina, un locale mai frequentato prima d'ora ma  molto grazioso, un cocktail, due chiacchiere..

Il locale, per chi è di Palermo o si trova a passare da qui, si chiama Mod e si trova in via dell'Orologio. Questa sera suonava un ragazzo molto eclettico di nome Sergio.

Da questa serata arrivo ad una conclusione: ecco, non vorrei essere troppo filosofica, o meglio non vorrei vedere filosofia anche dove non ce n'è, ma probabilmente le cose più gradevoli della nostra vita arrivano quando non sono programmate.

Scrivo questo post a proposito di una persona, a cui tengo moltissimo.
Non importa che le cose non siano andate come le avevamo programmate, non importa se qualcuno rimarrà deluso, l'importante siamo noi, sei tu, le tue idee, la tua voglia di fare. Trova una meta e dirigiti in quella direzione, se poi lungo la strada troverai altre deviazioni imboccale, oppure no.
Il mio grande Guccio dice, in una delle sue più belle canzoni a vent'anni è tutto ancora intero, a vent'anni è tutto chi lo sa?
Ed è ancora tutto chi lo sa? dobbiamo solo deciderci ad imbracciare le nostre vite, quello che verrà dopo, lo vedremo..


mercoledì 17 agosto 2011

Nel tempo..




Si tratta dello stesso skyline, preso dal balcone di casa mia..
Qualcosa mi dice che continuerò questa piccola collezione..

A pancia all'aria

Lucky, 5 mesi e mezzo

Scatto assolutamente da condividere: la mia piccola a pancia all'aria mentre mio papà le fa le coccole.

La vita di Lucky procede regolarmente: certi giorni mangia di più altri di meno, ormai frequenta abitualmente casa mia praticamente ogni giorno a pranzo e cena la saliamo a casa. 
Purtroppo la brutta esperienza che ha avuto con quelle bambine pestifere l'ha resa molto diffidente, si spaventa praticamente di tutto, non posso portarla in casa se c'è gente che non conosce perchè si innervosisce parecchio.
Ovviamente mia nonna e i miei zii (ovvero le persone con le quali condivido il palazzo in cui abito) ci prendono per pazzi: cosa possono aver fatto due innocenti bambine? E' la gattina che è troppo fifona!
Certo, come no..
Io mi auguro solo che queste due stronzette si ritrovino da sole un giorno, contro un branco di gatti randagi e incazzati che gli facciano la festa.


Psicopatologia del primo giorno di studio


Non mi sono mai illusa di essere una persona normale normale. Dal punto di vista mentale soprattutto.
Generalmente quando decido il giorno in cui ricomincerò a studiare dopo una pausa, quel giorno mi capita qualcosa, sto male, proprio non ce la faccio ad aprire i libri.
Ecco, quel giorno è arrivato. Era oggi.
Ieri sera sono andata a letto presto nell'ottica di svegliarmi presto e cominciare a studiare, ma dopo un'oretta passata a rigirarmi nel letto ho deciso di spostarmi sul divano e mettere su un dvd - testimone Claus: generalmente quando ho un po' di sonno guardare un dvd qualsiasi mi fa abbioccare definitivamente. Ma questa volta, neppure a dirlo, no.  
Ho passato tutta la notte con Meredith Grey e i suoi amorevoli colleghi salvo poi crollare allo spuntar del sole.
Mi sono svegliata stamattina sul divano con mia madre che sbraitava "sono le undici hai perso tre ore di studio". Al che le ho gridato che non avevo dormito tutta la notte e sono andata a riaddormentarmi sul mio letto.
Adesso sono sveglia, ma ho tutti i postumi dell'insonnia: spossatezza, mal di testa...pensate che in queste condizioni riuscirò a combinare qualcosa?

martedì 16 agosto 2011

Il senso della misura


Ho passato molte fasi nel rapportarmi con la moda nella mia seppur non lunghissima vita.
I primi anni in cui ho iniziato ad accorgermi che esisteva una cosa chiamata moda e che io dovevo assolutamente seguirla per sentirmi un po' meno emarginata sono stati terribili: dovevo coniugare la mia volontà di essere alla moda con il mio aspetto fisico, il portafogli dei miei genitori, le convinzioni dei miei genitori e, ovviamente, la mia età. Avevo circa dodici anni e sognavo scarpe Adidas e pantaloni Fornarina. Ripensando a quel periodo provo un po' di tristezza perché non dico che i miei genitori avrebbero dovuto spendere tantissimi soldi solo per farmi contenta, ma avrebbero potuto benissimo farmi sentire alla moda comprandomi qualcosa ai grandi magazzini. A conti fatti ho davvero pochissime cose da rimproverare a mia madre, una di queste è di aver fatto poche cose "da donne" con me. Forse se un giorno mi avesse portata a fare shopping le cose mi sarebbero andate un po' meglio..

Passato il primo periodo fashion-victim, al liceo il mio atteggiamento nei confronti della moda e degli abiti in genere è cambiato radicalmente: tutto ciò facesse tendenza per me era da rifuggire come la peste. Andavo in giro conciata in modi coloratissimi, divertentissimi ed eccentrici la mia moda ero io, la mia testa insomma, ciò che avevo dentro.
Questo atteggiamento, con fasi più o meno estreme si è protratto sino ad oggi, devo essere sincera, ma da un po' di tempo ho iniziato a provare molto interesse per gli abiti, le scarpe, i vari abbinamenti: se prima andavo in giro con una magliettina strappata a metà fra punk e homeless e le scarpe senza la suola, adesso mi piace comunque assecondare la mia vena eccentrica ma con un abbigliamento più da "adulta".

Proprio girovagando su internet in cerca da abiti e accessori da cui prendere spunto per creare magari qualcosa di mio, mi sono imbattuta nelle borse Chanel e Gucci. Tralasciando il fatto che, esteticamente parlando, non sono un granché ho scoperto parlando con una mia amica che una borsa del genere può arrivare a costare sino a 1200€.
Ora, non me ne voglia la buon'anima di Coco Chanel che è donna che ammiro moltissimo, ma vorrei lanciare un appello ai cosiddetti ricchi, ovvero coloro che possono permettersi di spendere 1200€ per una borsetta:
amica dal capello pettinato, lucidato e messimpiegato, dalla parure luccicante e dalla manicure strafiga, sì proprio tu col tailleur di Armani e le scarpe di Luis Vuitton, dico a te amica bella, spiegami, perchè? Io non voglio farti i conti in tasca né polemizzare con le tue scelte ma spiegami perché scegli di comprare un'insulsa borsetta da 1200€ piuttosto che tante borsette più belle, più varie, più colorate ad un prezzo minore?
Io non mi intendo di borsette, ma posso fare un esempio con i libri: c'è un libro che vorrei tantissimo avere ma costa 45€. Così ho deciso di non comprarlo per poter comprare, con quella stessa cifra almeno altri 6 libri! Perché tu, amica cara non la pensi come me? Cosa c'è in te o in me di diverso che ci porta ad avere una diversa considerazione del valore del denaro e un diametralmente opposto senso della misura?

Senza titolo 4- 2011



Piange
il mio cuore
davanti al tuo sorriso
- e ci leggo dentro
   tutta la decadenza del mondo


***
Senza titolo 4-2011 su EFP
AmaranthineMess su EFP

lunedì 15 agosto 2011

Le ore

The Hours è un film di Stephen Daldry del 2002

***ATTENZIONE: anticipazioni sulla trama***

Le ore è il titolo che Virginia Woolf aveva inizialmente dato a quello che sarebbe diventato uno dei suoi romanzi più belli, Mrs Dalloway.
E di Mrs Dalloway si parla in questo film.
C'è da dire che il film non è una rielaborazione diretta del romanzo di Woolf, ma è tratto da un libro - Le ore, appunto, di Michael Cunningham - che non ho ancora avuto il piacere di leggere.

Se solo fossi stato capace di amare


""Che cosa ricordi di prima?" mi domanda. "Sai, prima che ti prendessimo con noi."
Fa ancora male ma, sul serio, non so perché. Avevo solo tre o quattro anni. "Niente."
"Bene" approva lui. "Nessuno dovrebbe ricordarlo." E per tutto il tempo che gli resterà da vivere non dirà altro in proposito.

Il centro sociale

Centro sociale "Ex carcere" - Palermo
Quando avevo quindici anni subivo indiscutibilmente il fascino del centro sociale.
Pensare a tutta quella gente che viveva al buio, nella sporcizia, spalla a spalla, ad ascoltare canzoni di Bob Marley e a drogarsi pesantemente mi faceva impazzire. Ok, d'accordo, questa visione è assolutamente un luogo comune, ma avevo quindici anni e pensavo che il mondo girasse così.
A Palermo, ci sono diversi centri sociali.
Uno è quello che vedete in foto: il centro sociale "ex carcere". Si tratta di un vecchio carcere femminile che dei ragazzi hanno occupato. Francamente non ho notizie fresche sulle loro sorti: sapevo che li avevano fatti sgomberare, ma non idea di come siano combinati adesso.
Altro centro sociale è lo ZetaLab, che mi sembra un tantino più serio degli altri centri, se non altro perchè offre ospitalità ad extracomunitari che se non sbaglio hanno richiesto lo status di rifugiati.
E veniamo al centro sociale che sta sulla bocca di tutti: il centro sociale Anomalia.
Lo stabile che hanno occupato appartiene all'università, il rettore li vuol fare sgomberare o lì ha già cacciati, chi lo sa.

La questione, però non è questa.
O meglio. Il naturale presupposto dal quale deve partire una discussione come questa è che occupare un edificio pubblico è illegale. Poi possiamo passare ore ed ore a discutere sul fatto che i locali che si occupano sono abbandonati, non li utilizza nessuno, stanno cadendo a pezzi. Sta di fatto, che legalmente l'occupazione non è contemplata. Io forse sarò un po' rigida, ma credo che fin quando è possibile la legge va rispettata, e non per qualche romantica convinzione morale, ma soltanto perché la legge sta (dovrebbe stare) sopra tutti, la legge ci garantisce tutti nel momento in cui la rispettiamo. La legge è un contratto sociale, nel momento in cui l'accettiamo abbiamo il dovere di rispettarla, altrimenti lottiamo per farla cambiare.
Aggirarla, non mi pare una soluzione.
Tanto più che, piccola parentesi, i giovani occupanti rispondono al rettore Lagalla con parole simili "parla lui di legalità quando è stato assessore di Cuffaro". Resto perplessa davanti a questo tipo di risposta. Evidentemente chi l'ha esternata non ha capito molto.

Il problema di gran parte dei centri sociali è, a mio parere, la gente che li popola.
Mossi da principi molto spesso sacrosanti, si barricano dentro edifici fatiscenti e lì dentro si addormentano, a quanto pare.
Il centro sociale Anomalia ci riempie di comunicati in cui sciorina tutto il gran lavoro che i ragazzi hanno fatto a loro spese nell'ultimo anno, e tutto a favore della comunità universitaria. L'unica pecca è che la comunità universitaria non ne sa nulla, o almeno la gran parte.
L'unico motivo che potrebbe giustificare la nascita di un centro sociale è appunto far qualcosa per la comunità, qualcosa che non c'è, qualcosa che la cosa pubblica non offre, ma io ho l'impressione che il centro sociale "tipo" sia invece un luogo chiuso alla comunità, gestito e vissuto solo da una ristretta cerchia che finisce per utilizzarlo solo a proprio uso e consumo.
Se le cose stanno così allora siamo tornati al punto di partenza.

domenica 14 agosto 2011

La massima del giorno


"Svegliarsi ruttando birra è uno dei motivi per i quali vivere"
                                             (cit.)

giovedì 11 agosto 2011

ma le stelle dove sono


Tu guardavi tutti imbarazzata. Sembrava che quella notte non finisse mai. Tutto intorno a te avevi i tuoi cari e dentro solo un infinito senso di solitudine.
Non c'entravano le stelle cadenti - quelle erano davvero rare a vedersi e tu non eri il genere di persona che incorreva in queste fortune - c'entrava piuttosto quel senso di estraneità che tu rincorrevi e ricacciavi, ogni giorno.
C'è un dolore sottilissimo e mortale che appartiene solo alla gente come te e me.
E' il dolore della gente sola, che ama tutti ma non abbraccia mai nessuno.
Tu ci guardavi imbarazzata come se fossi stata nuda in mezzo a noi tutti vestiti, come se fossi stata calva o priva di una scarpa, come se da un momento all'altro avessi potuto iniziare a sbavare verde e a parlarci con lingua aliena. Non appartenevi ai nostri mondi e noi non appartenevamo a te. C'era tutta la volta celeste a guardarci, eravamo corpi schiacciati dalla stessa atmosfera, eppure il tuo corpo sembrava ancora più gravato dalla pesantezza del vivere.
Ti guardavi intorno e non riconoscevi nessuno, milioni di volte mi ripetesti quanto è triste sentirsi soli in mezzo alla gente, in mezzo agli amici, dicevi che nessuno era come te, dicevi che noi tutti stavamo al di qua di una linea immaginaria che a te era proibito valicare.
Vivevi come in un castello striminzito, tutto finestre enormi aperte sul mondo. Guardavi da dentro quelle tue ferite aperte e bramavi un granello di banalità, di omogeneità. Tutto ti era inferiore nel tuo mondo, tutte le menti, anche le più geniali, giacevamo miseramente ai tuoi piedi. Eppure non eri presuntuosa, ti vedevi stupida e immatura, eri come una bambina morente seduta in cima ad una torre e scagliavi biglie e giocattoli rosa addosso a chi ti stava intorno e non ti lasciava morire in pace.
Il tuo corpo sotto la luna era bianco e stranamente vivace.
Temevo l'attimo in cui quel tuo intimo barlume di autodistruzione avrebbe incendiato i tuoi occhi: tu bevevi vino e ballavi sotto la luna, attorno a noi c'erano soltanto distese di di teste e mani e piedi, ma era come se fossero sassi, o dune, o alberi. Noi non percepivamo la vita, al di fuori delle nostre.
Vorrei poter saltare così in alto bisbigliavi severa, ma quel così non indicava mai una misura precisa bensì una speranza, un anelito all'altezza.
Mi porgevi il tuo bicchiere colmo, io attingevo piccoli sorsi aspri, avrei voluto volarti accanto ma la mia educazione, i miei trascorsi, il mio senso del pudore me lo impedirono sempre: tu eri così libera da tutto, si sarebbe detto che non avevi alcun legame col mondo, avresti potuto benissimo abbandonarti al vuoto senza alcuna remora – chi è così solo da non considerare che, morendo, farebbe l'infelicità di qualcuno?
A volte mi sentivo sola anch'io: tu ti abbandonavi ai tuoi deliri post-prandiali, una sigaretta arrotolata male pendeva dalle tue labbra, dorati riccioli di tabacco si spargevano fra i tuoi fogli. Disegnavi dozzine di forme, tutte diverse, lontane le une dalle altre e poi ti divertivi a collegarle. Era strepitoso trovare all'interno dello stesso quadro una pannocchia e una chiesa, un cane, un pollo e un accendino. Era questo ciò che facevi e ciò che mi condusse a te. [...continua...]

AmaranthineMess
***
Ma le stelle dove sono - EFP
AmaranthineMess - EFP

lunedì 8 agosto 2011

Ordine mentale


Devo mettere ordine nella mia stanza.
La mia stanza rispecchia me stessa, no, non è una stronzata: quando la mia stanza è incasinata, io sono incasinata.
Devo mettere ordine.

Amaranthine modaiola

Coco Chanel
La moda è una cosa sciocca.
Sì, l'ho pensato anch'io, spesso.
In effetti la moda come è intesa dai più è una cosa davvero da trogloditi: un rinomato idiota X si pensa un vestito ridicolo, un paio di scarpe sbrilluccicanti o un copricapo di piume verdi e tutti lì ad indossare le stesse cose, fieri della loro figaggine ridicola, sbrilluccicante, piumosa e verde.

Quando ho sostenuto che la moda fosse qualcosa di sciocco era perchè mi sembrava davvero insopportabile e innaturale indossare qualcosa che avessero anche tutti gli altri attorno a me.
Capisco che questo pensiero possa risultare davvero egocentrico alle vostre orecchie, ma nel 99,9% dei casi io indosso vestiti o accessori che ho solo io. E se trovo qualcuno che possiede degli abiti o degli accessori uguali ai miei cerco di personalizzarli quanto più posso per poter dire questo ce l'ho solo io.

Detto questo nell'ultimo periodo ho molto rivalutato il concetto di moda: in fin dei conti, qualsiasi cosa indossiamo è moda.
Il termine moda deriva dal latino modus che significa misura, maniera, modo (etimo.it): la moda non è altro che il nostro modo di vestirci. Quindi anche cercare di sfuggire alla moda di tutti gli altri è seguire una moda: la propria.
Sì, capisco che possano sembrare inutilissimi sproloqui dettati dal caldo di questa nottata, ma provate a pensare: il modo in cui siamo vestiti, pettinati, truccati è il modo in cui ci presentiamo al resto del mondo. La considerazione che naturalmente consegue a questo ragionamento è che l'apparenza è davvero importante. Non aggiungo un purtroppo a questa frase perchè penso che sia ipocrita considerare le apparenze non essenziali. E con apparenze non mi riferisco ai tratti che ci sono stati impressi dalla biologia e che per forza di cose non possiamo cambiare, bensì a ciò che noi decidiamo di essere: sciatti, eleganti, sportivi, dark, sporchi, puliti, trasandati, vintage, nerd, sorridenti, imbronciati, riflessivi, esuberanti.

Guardate cosa avete addosso, guardate i colori che prevalgono nel vostro armadio, guardate le vostre scarpe, guardate i vostri capelli.
Forse sarà attraverso uno specchio che capiremo noi stessi.

"Nessun uomo ti farà sentire protetta e al sicuro... 
come un cappotto di cachemire e un paio di occhiali neri."
Coco Chanel

giovedì 4 agosto 2011

Ain't no sunshine




Now I'm going one step further.

I'll go one step further and you won't follow me.
I'll leave all my mess to the rain
I'll leave all my thoughts to the wind
or you could pick them up
- as you wish.

I'm going one step futher and
I'd want you with me 
because the sun doesn't exist 
when you are not with me. 

I won't leave you 
with my own corpse.
                                - AmaranthineMess

Adesso farò un passo avanti.

Farò un passo avanti e tu non mi seguirai.
Lascerò tutto il mio casino
alla pioggia
lascerò tutti i miei pensieri al vento
o potrai averli tu
- se vorrai.

Farò un passo avanti
e vorrei che tu fossi con me
perchè non c'è mai il sole
quando non ci sei.

Non ti lascerò in compagnia
del cadavere di me stessa.

***

mercoledì 3 agosto 2011

martedì 2 agosto 2011

Preparazione di un japanese party: fase 5 - la torta, i regali, il brindisi


Ed ecco, letteralmente dulcis in fundo la torta.
Ieri sono entrata in pasticceria con mia madre con l'idea di prendere una setteveli al pistacchio e sono uscita avendo ordinato questa meraviglia: mousse alla vaniglia, salsa ai frutti di bosco e croccante di pistacchio.
Veramente buona. Slurp.
Il brindisi è stato internazionale, ovvero prima abbiamo bevuto tutti un bicchierino di sakè e poi un bicchiere di Chardonnay brut buonissimo.

Devo fare una premessa: la festa di stasera è stata per la mia famiglia, la festa con gli amici la farò sabato.
Sono stata davvero molto contenta di avere la mia famiglia con me, tutta la mia famiglia intendo compresa di nonna e zii. 
Ma il regalo più bello me lo hanno fatto i miei genitori, per questo compleanno si sono davvero svenati.
Mi hanno regalato degli stivali bellissimi che desideravo da tempo, e la festa che è stata perfetta e di conseguenza anche un po' dispendiosa e mi hanno fatto una sorpresa bellissima comprandomi un altro regalo che proprio non mi aspettavo - il profumo di Versace che desideravo da anni, davvero..
Non mi sento davvero di meritare tutto questo, sono una figlia un po' troppo sfuggente, so bene di non essere uguale a tuti gli altri figli e se da un lato so bene che i miei genitori vanno fieri di tutte le mie peculiarità a volte mi sembra che il mio modo di essere possa metterli a disagio... tralasciamo poi il fatto che sento sulle mie spalle il peso di avergli fatto pagare sei anni di tasse universitarie senza dare poi tutti questi risultati...insomma, non lo merito davvero, ad ogni modo, grazie..

Preparazione di un japanese party: fase 5 - la cena


Questa sera ho esagerato, lo ammetto. Ho preso troppo sushi, stavamo scoppiando di sushi.
Ma c'è un motivo, anzi due.
Il primo: la prima volta che ho preso questo menù l'ho diviso con Claudia e devo proprio essere sincera mezzo menù non mi ha saziata affatto.
Il secondo: questa sera non tutti gli invitati alla mia cena mangiavano il sushi, ragion per cui la mia mamma si è dilettata in cucina ed ha preparato un sacco di cosine buone che anche noi "sushiari" abbiamo assaggiato..il risultato abbiamo lasciato tutti almeno tre pezzi che sommati capirete bene che fanno in pratica un'altra porzione! 
Ad ogni modo il sushi non basta mai, lasciate che il mio stomaco si rimetta un po' in forze e me lo spazzolo io! è___é

Preparazione di un japanese party: fase 4 - l'aperitivo














L'aperitivo...anche questo, ovviamente in stile giapponese...o meglio: non che io sappia che i giapponesi fanno un aperitivo di questo genere, però per il mio aperitivo ho utilizzato materie prime japanese style.

La robetta verde che potete ammirare all'interno di quei bellissimi bicchieri da martini - eh sì, sono il mio orgoglio - è un Midori&Sour improvvisato ovvero una parte di Midori*, una parte e un quarto di Schweppes al limone e un goccetto di vodka tanto per correggere il dolciume del tutto: risultato molto buono nonostante non sia una ricetta da "maestro".
Il resto degli stuzzichini sono cosine di riso e di mais.

* Il Midori è un liquore giapponese a base di melone; è molto buono ma piuttosto dolce.

Preparazione di un japanese party: fase 3 - la tavola


Eccoci qua, finalmente fuori dal superfluo perché la tavola pur decorata in modi impensabili fa sempre parte dell'essenziale, per una cena...
Ecco la mia tavola: tovaglia bordò, tovaglioli floreali, bicchieri a calice e su ogni posto un piccolo haiku offerto a ciascuno dei miei ospiti.

Preparazione di un japanese party: fase 2 - ancora il superfluo


Il mio look..
Ecco, tralasciate la foto da ricercata, ho messo questa perché è l'unica in cui son venuta bene - e con questo ho detto tutto.
Stare dietro a tutto questo superfluo sta diventando faticoso. Per fare trucco e parrucco ci sono stata un pomeriggio! Ma come fanno quelle gnocche che ci escono tutti i giorni, mattina e sera agghindate di tutto punto?
Che fatica..
Ad ogni modo, come potete vedere il mio look non ha proprio nulla a che vedere con uno stile jappo. Il perchè è facile a dirsi: poichè nel mio armadio non ho nulla di neppure vagamente ispirato alla moda giapponese  mi son detta, piuttosto che sembrare-vagamente-simile-a.. meglio vestirmi in altro modo, ed eccomi qua!

Preparazione di un japanese party: fase 1 - il superfluo


Come qualcuno di voi potrà convenire, la cosa che rende davvero speciali le cosiddette "feste a tema" sono i particolari assolutamente superflui.
Così, per l'organizzazione del mio japanese party in occassione del mio 25° compleanno mi sono sbizzarrita: passino il sushi, la salsa di soya e il wasabi, ciò che renderà davvero indimenticabile la mia festa saranno i midori&sour serviti in bicchieri da martini, la tovaglia bordò abbinata a tovagliolini floreali e gli splendidi haiku che ho stampato su foglietti che arrotolerò e adagerò accanto ad ogni posto.
Per adesso vi lascio con questo accenno, più tardi, se avrò tempo, aggiornerò con le ulteriori fasi..
Sayonara!