mercoledì 7 marzo 2012

Prendere l'autobus a Palermo

Oggi sono andata all'università per parlare con la mia relatrice, pioveva ed io ero a piedi, così tornando a casa ho deciso di prendere l'autobus nonostante l'università non sia poi così distante da casa.
Arrivata alla fermata - che è anche un grande capolinea di tutti gli autobus di quella zona - vedo un autobus fermo, senza alcun numero sul display ma con alcuni passeggeri sopra, per cui mi avvicino e chiedo "che numero è?".
Una ragazza mi guarda un po' confusa e mi riferisce che l'autobus è rotto, loro sono lì solo per ripararsi dalla pioggia. L'autobus rotto è quello che avrei dovuto prendere io, per cui salgo anch'io per aspettare notizie.

Ad un certo punto salgono tre uomini: il meccanico, l'autista ed un terzo che poi ho scoperto essere un passeggero come noi.
Infine l'autobus è aggiustato, ma al momento di partire l'autista ci annuncia che il numero cambia, non è più quello della linea che aspettavamo noi per il semplice fatto che di autobus che percorrono quella linea ne sta già arrivando un altro.
Ci mettiamo tutti pazientemente ad aspettare, quando ad un certo punto il passeggero che è salito sulla vettura con l'autista ed il meccanico dà di matto: inizia a gridare ad inveire contro gli altri passeggeri, dicendo che siamo tutti zombi e che dovremmo andare a far casino alla guardiola degli autisti, perchè è vergognoso che una volta riparato l'autobus cambi la linea. La maggior parte di noi l'ignora, mentre una donna ed una ragazza decidono di accompagnarlo a far casino.
Si avviano verso la guardiola, entrano, si sentono le grida dell'uomo che esce quasi trascinato da uno degli autisti che gli dice "guardi, è qui, è arrivato". La linea che aspettavamo è dunque arrivata. Io e gli altri passeggeri che eravamo rimasti a guardare increduli la scena ci avviamo verso la nuova vettura e l'uomo che aveva dato di matto prima inizia a dirci che dobbiamo ringraziarlo, perchè se lui non fosse andato a far casino noi non avremmo avuto l'autobus e che quasi quasi, per come ci siamo comportati, da "pecoroni" ci lascerebbe a terra.
Io gli faccio notare che la sua sfuriata non ha sortito chissà quali effetti, dal momento che ci avevano già preannunciato che da un momento all'altro sarebbe arrivata un'altra vettura e lui di nuovo a dare di matto, a dire che siamo tutti pecore, che ci dobbiamo ribellare tutti assieme ed altre pacchianate del genere mosse forse dall'irritazione dell'attesa o da qualche sorso di vino di troppo.

La riflessione che mi proviene da questa esperienza è la seguente: i palermitani non sono abituati alle rivolte. Gli manca proprio un modello di riferimento, per cui fanno i gran rivoluzionari quando si tratta di complicare il lavoro a dei dipendenti pubblici che hanno già il loro bel da fare e invece si fanno calpestare la faccia giornalmente dai mafiosi che votano tutti contenti e che mettono sulle poltrone in attesa che poi gli torni qualcosa, l'ennesima elemosina, l'ennesimo posto di lavoro promesso e mai ricevuto, l'ennesimo sputo in faccia alla loro dignità di cittadini.

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