giovedì 23 maggio 2013

La vita interiore

Il mio prossimo libro, credo.
Sto leggendo un libro, Momenti di trascurabile felicità di Francesco Piccolo e non l'avrei mai comprato se non avessi passato una giornata di merda.
Non avevo bisogno di un altro libro, sto leggendo Kitchen Confidential, che mi piace, ho tanti libri in coda, poggiati lì che mi aspettano. Però io sono dell'idea che, se non è il momento giusto, un libro non te lo puoi imporre. Così, in effetti, devo riformulare la frase: avevo bisogno di un libro che fosse adatto al momento.
Una giornata di merda, dicevo. Ho vissuto 24 ore in cui ho sentito di non appartenere a nessuno.
Così sono andata da Feltrinelli, ci ho passato ore lì dentro, con gli occhiali da sole sul naso a bere caffè. E ho vagato, vagato fra gli scaffali perchè sentivo di aver bisogno di un libro che mi parlasse. Un libro che sembrasse fatto apposta per me. Un libro che, aprendolo, avrebbe dovuto dirmi, eccomi Elena, so che stai passando una giornata di merda, sono qui per te. E l'ho trovato. Proprio alla fine. Dopo un pomeriggio di ricerche vane, di demoralizzanti idillii cartacei - tutti i libri che aprivo mi parlavano di esistenze improbabili piene di amore e di amicizia e di tutto quello schifo lì..- l'ho trovato. Erano le sette e mezza di sera, alle otto avevo appuntamento con mia madre e lui è saltato fuori. Momenti di trascurabile felicità.
Mi ha subito ricordato questa scena:



Ed è un po' il leit motiv del libro: l'autore prende tutti quei momenti che non sono nulla di che, apparentemente, ma che gli danno felicità e li raccoglie in questo libro.

Il problema è che ci puoi anche provare, puoi provare a pensare che c'è di peggio, che la tua vita non è nè la più bella nè la più brutta di tutte ma ci sarà sempre un giorno che vanificherà tutto, un giorno che a causa del caldo, o del ciclo, o della carenza di magnesio o del fatto che il tuo vicino ti ha riempito il balcone di briciole tu ti guarderai intorno e troverai tutti i tuoi tentativi di andare avanti ridicoli.
Ti agiti così tanto ogni giorno e fai degli sforzi immani per convincerti che tutto andrà a posto, che arriveranno nuove persone, che la smetterai di sentirti così, ti rifugi nei posti che ti fanno stare meglio, ti riempi di caffè e di dolci e ti stravizi, tratti te stesso come si tratta un convalescente, spendi i tuoi soldi in cose inutili, compri rossetti e giornali e corse dell'autobus e libri e ti culli in quelle tue giornate da film in cui cerchi di trovare tutte le cose belle della vita e pensi cazzo la gattina ha starnutito, che meraviglia, cazzo la tipa del palazzo di fronte spazza il balcone canticchiando che meraviglia, cazzo, i pantaloni mi stanno più stretti, starò mangiando come un maiale, che meraviglia.
E questo idiliio può durare giorni interi, settimane, in cui tu dici a te stesso visto? e che ci voleva? ormai stai bene, andrà tutto bene.
E invece poi arriva il giorno in cui ti dimentichi la tua corazza anti-vita-reale e inizi a vedere le cose al loro peggio. Dura solo un giorno, poi se sei fortunato corre da te la persona più bella che conosci, ti stringe e ti dice che è lì per te e che le cose a volte fanno schifo e a volte no e che, in ogni caso, nessuno non appartiene a nessuno.

Momenti di trascurabile felicità

Quando Marco la notte si rivolta nel letto mi dà un bacio e torna a dormire.
Parigi al tramonto quando tutti i turisti iniziano a cercare posti in cui mangiare.
In autunno, sull'autobus.
Quando piove.
Quando mia madre porta la pizza per cena.
Quando Marco si inventa cose come "La giornata mondiale di Elena Vittoria Spadafora".
Quando andavo in giro con Claudia a far foto.
Il sabato pomeriggio al negozio di Erika.
L'odore delle magliette di Celli.
A lezione di letteratura italiana for dummies con Sonia.
Le lezioni di storia medievale, al primo anno.
Le torte, quando mi vengono belle.
Andare al cinema.
I caffè terapeutici.
Io e Marco alla Cala all'alba che festeggiamo il mio compleanno e non lo sa nessuno.
Andare al mare con Milo, Gerri, Ciccio&Ciccio.
Simona e Bitto.
Io e Vannini fuori dalla scuola a parlare.
Io e Fabio alla stazione, un sabato pomeriggio.
Io e Valeria su una panchina al Politeama con un brick di vino.
Io e Marco e la mia cena da Conticello - versione estiva, versione invernale.
Io e Marco alla Vucciria e lui che mi presenta tanta gente e io che provo a stare simpatica a tutti.
Clarissa sulla finestra che miagola minacciosa contro i piccioni.
Fare i video e riguardare i pezzetti in cui mi sembra di aver parlato particolarmente bene.
Leggere i libri in balcone.
Ascoltare la colonna sonora del fantastico mondo di Amelie.
Guardare il fantastico mondo di Amelie e ricordarmi di Parigi.
Ricordarmi di Bath sentendo l'odore di pioggia.
Fare la spesa con Ina in quel supermercato di cui non ricordo il nome.
L'alba.
A Natale, quando ho tanti regali, anche piccoli, ma tanti.
La notte, nella cucina di Claus, con la pasta di mais.
Quando Paolo di sabato faceva i dolci.
Andare a mare con le zie di Claus.
Guardare Titanic quando avevo 12 anni.
Camminare per la città da sola, quando sto bene.
Quando io e Marco abbiamo dormito un giorno intero dopo la festa di laurea di Billi.
Uscire con mia madre.
Quando pranzavo con mia madre in quel ristorantino di fronte il suo ufficio.
Le plenarie di Addiopizzo.
Il prof. Scimeca che spiega Ariosto.
Dino che mi fa un cenno e io so che devo iniziare a cantare.
Piazzetta Bagnasco.
Mercoledì sera da Bartolo con Silvia, Valeria ed Angela.
Spiegare le poesie di Pascoli a Roberto su msn.
Guardare Men in Black con Marco.
L'occupazione, al liceo.
La mattina del 17 giugno.
Andare da Feltrinelli.
Comprare libri e dvd.
Fare la spesa con Marco.
Comprare i giornalacci nella mia edicola bella.
L'aria della mattina, quando è ancora un po' fredda anche se è estate ed io ho tanta voglia di fare le cose.
Iniziare a studiare una nuova materia che mi entusiasma.
Scrivere quando ho tante idee in testa.
Quando Marco è orgoglioso di me.
Quando mi arriva un messaggio sul telefonino.
Ascoltare la musica di notte col lettore mp3 e le mie cuffie rosa e ballare.
Il ferragosto.
Ballare alla Vucciria.
Quando ho appena sostenuto un esame e l'ho passato.
Quando ho preso 30 in Inglese I.
Quando ho preso 30 in Letteratura inglese II.
Il seminario della prof. Corona e Marina Warner- La cella di Brigit e The food of angels.
Le feste a casa della zia di Claus.
Bere l'acqua ghiacciata appena arrivata a casa di Erika.
Le sere d'estate nel giardino di Erika.
Celli che dice Paolo alla cassa.
Andare al cinema con mio padre a vedere un horror.
Andare a teatro.
Quando mi sono sposata con Marco bevendo uno shot di Strega.
Io e Simona di corsa dalla Bambola Assassina.
Il lungomare di Romagnolo.
Leggere i libri adatti al momento.
Cucinare - cucinare con Marco..
Io, Marco e la ricerca di Nemo.
Io, Marco e la 10 e la 12 della seconda serie di Grey's Anatomy.
Guardare Gossip girl e pensare quanto sarei stronza anch'io se avessi tutti quei soldi.
Quando Marco mi ha regalato Canto di Natale di Dickens.
L'Earl Grey di Spinnato.
Quando la sera vado in bagno a struccarmi e quando torno Marco ha messo un dvd che sa mi piace tanto.
Guardare Ogni cosa è illuminata e ridere sempre per la scena della patata bollita.
Quando avevo lo smartphone fotografare le frasi più belle del libro che stavo leggendo e postarle subito su Facebook o sul blog.
In terrazza con Marco.
Il bbq con Marco.
Leggere a Marco le frasi dei libri e dirgli però se ti scoccia no e lui mi sorride e mi dice no no continua.
Marco che accarezza Clarissa.
Pranzare con lo zio Mimmo.
Traghettare di notte.
Giocare a ping pong anche se sono una schiappa.
Quando a volte guardo la mia grafia e mi piace tanto.
Quando andavamo a casa di Giulia.
Comprare cose a poco su Ebay.
Fare il caffè di notte.
Io e Marco in auto col navigatore satellitare e le canzoni dei Violent Femmes.
Quando da piccola passavo tanto tempo con lo zio Giovanni.
Quando da piccola guardavo i miei zii che si esercitavano al violino.
Quando da piccola la nonna si metteva accanto al pianoforte, uno dei miei zii suonava, lei cantava.
Quando da piccola mangiavamo tutti assieme e il nonno arrostiva la carne sul fuoco e mi diceva Elena, vai a chiedere alla nonna il forchettone.
Guardare il piano che adesso è nella mia stanza e ricordarmi di tutte queste cose.
Il 2 novembre in giro per i cimiteri e poi a comprare le schiacciate da u zu Caliddu.
Starmene seduta dentro la cattedrale.
Essere innamorata.

3 commenti:

  1. Trovo questo post davvero bello...tra i più belli che abbia mai letto sui blog. Esistono quelle giornate così (=di cacca), in cui ci si sente tra l'inquieto e l'angosciato...o forse peggio. Trovare un libro che ti parli non è poco in queste occasioni.

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  2. Che belle parole, ottimo post, mi ha toccato veramente il cuore =)

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  3. mi sono emozionata cara grazie

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Caro Anonimo, se vuoi insultarmi devi almeno metterci la faccia. Se non lo farai il tuo commento non verrà pubblicato perché allora non sarai una persona che vuole muovere una critica ma solo uno che vuole litigare. E io ho cose ben più serie da fare, nella vita, che litigare con uno che non ha neppure il coraggio delle proprie parole :)