lunedì 7 novembre 2011

Perchè io parlo ITAGLIANO


Come avrò avuto modo di informarvi più volte su questo blog io studio Lingue. Vado molto orgogliosa di questo fatto, un po' meno del luogo in cui sto cercando di conseguire il mio titolo di studio, ovvero la grande mamma Unipa - Università degli Studi di Palermo - che mi tiene legata a sè da ben sei anni e che, se fosse per lei, non mi lascerebbe mai andar via..
Puntualizzata la mia posizione di protesta, continuerei questo post parlando di ciò che mi ha spinto ad aderire a quest'iniziativa, per l'appunto "NoKappa - Io scrivo in italiano".

Mhm, no, non ancora in effetti, devo fare ancora un passo indietro..

Necessario punto di partenza per poter apprezzare le mie ampie vedute di oggi, è conoscere le mie ristrettissime vedute di ieri: sin dalla più tenera età ho brandito i congiuntivi come affilatissime armi, ferendo e lasciando esangue sul campo di battaglia chiunque non fosse stato in grado di tenermi testa. Beh, sì, scusate, la metafora è tutta colpa di Don Chisciotte: in breve sin dalla più tenera età sono stata una stronzetta saputella che correggeva chicchessia sull'uso di congiuntivi e altri cavilli grammaticali.
Uscita dal liceo ero una purista a tutti gli effetti, una fedele seguace dell'Accademia della Crusca, una strenua difensitrice  - e passatemela dai! - dei più rigidi costrutti grammaticali.
Giunta all'università tutto il mondo mi è crollato addosso: tutto ciò per cui avevo lottato da almeno una decina d'anni e che avevo difeso anche a costo dell'emarginazione più totale era in realtà destinato a perdersi, destinato a corrompersi.

Ebbene sì, perchè la regola numero uno che uno studioso di lingue non può dispensarsi dal ricordare è che le lingue sono in continua evoluzione.
Per quanto potremmo accanirci a redigere pedanti grammatiche normative o a correggere chiunque storpi un congiuntivo o un passato remoto, la nostra lingua cambierà, diventerà altro, si fonderà con altre lingue o si scinderà in lingue differenti, cambierà tipologia linguistica o tornerà a tipologie linguistiche passate: la nostra lingua cammina sempre un passo avanti a noi.
Detto questo non mi sono data alla più sfrenata anarchia grammaticale: continuo ad apprezzare una bella frase sintatticamente ben bilanciata, grammaticalmente corretta, una bella e tonda c al posto di quella brutta e angolosa k e continuo a sostenere la necessità di conoscere quanto meno la grammatica di base della nostra lingua, perchè, almeno finchè la norma non sarà modificata quella sarà la faccia ufficiale del nostro idioma.
D'altro canto però non mi lascio più sconvolgere dal nuovo che avanza. Qualche giorno fa ho avuto un acceso scambio di opinioni con una mia collega che sosteneva fosse una vergogna trovare una virgola fra soggetto e verbo o non trovarne fra un imperativo e il nome al quale si riferisce e mi sono davvero stupita a trovarmi a difendere la parte dell'errore, perchè in fin dei conti, mi son detta, quella virgola non serve davvero a nulla e probabilmente, nel momento in cui si presenta dove non dovrebbe presentarsi, vorrà comunicarci qualcosa che va ben oltre la mera grammatica: la sola punteggiatura - in absentia o in presentia - in narrativa, può esprimere qualcosa.

In soldoni ciò che voglio dire è questo: mi piace sperimentare, ma facciamolo creativamente, non per lagnusia - dal siciliano, per "pigrizia" - ma per volontà di innovazione, senza perdere mai di vista il punto dal quale proveniamo navigheremo sul sicuro, riusciremo a scrivere di cose nuove, di nuovi sentimenti, che mai nessuno prima di noi è riuscito a descrivere a parole, saremo vecchi e nuovi allo stesso tempo. Di questo, potremo fare la nostra forza.

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