martedì 12 aprile 2016

Referendum 17 aprile: Stop alle trivelle, un'opinione

referendum 17 aprile trivellazioni


Il prossimo 17 aprile siamo chiamati alle urne per dire sì o no al rinnovo delle concessioni alle compagnie che trivellano entro le 12 miglia dalle coste italiane.

Io - che sono notoriamente prezzemolino - vorrei dirvi la mia e vorrei che chi è in accordo o in disaccordo con quanto scriverò mi scrivesse la sua opinione in un commento.

Premetto che non sono un tecnico, non ho una conoscenza scientifica dell'argomento e ho formato la mia opinione solo leggendo articoli su cartaceo o su internet, ergo, se scriverò qualche immane cazzata, correggetemi pure, vi prego.


Prima chiariamo la questione e poi vi dico la mia:

in Italia c'è un confine immaginario e questo confine si trova a 12 miglia dalla costa.
Entro quel confine è vietato trivellare, oltre quel confine si può trivellare per estrarre da giacimenti di petrolio o gas.
C'è un ma: evidentemente prima di rendere illegali le trivellazioni entro le 12 miglia erano già state date delle concessioni che sono rimaste valide, sono una ventina in tutto.

Il referendum del 17 aprile riguarda solo ed esclusivamente quella ventina di siti di trivellazione: la trivellazione oltre le 12 miglia dalla costa non è oggetto del referendum e continuerà indisturbata.


COSA CHIEDE IL REFERENDUM?


Votando sì al referendum chiediamo al governo che, allo scadere della ventina di concessioni queste non vengano rinnovate anche se il giacimento è ancora pieno di petrolio o gas (al momento le concessioni vengono rinnovate ogni 5 o 10 anni).



Chi è per il SI è spinto da motivazioni sostanzialmente ambientaliste: le trivellazioni mettono a rischio di inquinamento i nostri mari (per farla terra terra: si buca un tubo e ci ritroviamo immersi nel petrolio).

Io ho moltissimo rispetto per l'ambiente (se può deporre a mio favore ho anche fatto parte del WWF per moltissimo tempo) ma le ragioni di questo sì non mi convincono neanche per sbaglio, ragione per cui voterò NO.

Votare NO al referendum del prossimo 17 aprile significa dire al governo che va bene che le concessioni attualmente in vigore vengano rinnovate sino all'esaurimento del sito di trivellazione.


referendum 17 aprile trivellazioni


A me sta bene che continuino e per tre motivi di fondo:

1) Il primo: le trivelle oltre le 12 miglia dalla costa continueranno ad esserci, anche oltre le 12 miglia dalla costa si può bucare un tubo, anche oltre le 12 miglia dalla costa vivono pesci, alghe e tantissimi altri allegri esserini...

2) Il referendum non chiede l'immediata soppressione delle concessioni, chiede che queste non vengano rinnovate alla loro scadenza. Ce n'è una che scade nel 2030, fate voi...

3) Questo è il punto fondamentale delle mie 'ragioni del no' e il motivo per cui ho deciso di votare in questo senso: l'Italia non può vivere di sole energie rinnovabili e pulite, non ne abbiamo (ancora) le forze, non abbiamo la cultura per farlo e probabilmente (correggetemi se sbaglio) non abbiamo neppure le infrastrutture necessarie.
Dire non voglio che il petrolio venga estratto dal mio mare equivale a dire io del petrolio ho bisogno, però non estraetelo qua, andate ad estrarlo a casa di qualcun altro e poi portatelo qui.
Il problema grande, grandissimo, è che questa casa di qualcun altro spesso è casa di paesi in via di sviluppo che non hanno le forze di opporsi allo sfruttamento dei loro mari da parte delle multinazionali dell'energia.

Votare sì, per me significherebbe accettare che il prezzo da pagare per avere un mare pulito è andare ad inquinare il mare del Mozambico. Inquinare il mare del Mozambico perché io ho bisogno di benzina per la mia auto e gas per la mia fottutissima cucina piena di tutti i confort e di tutto il ben di dio immaginabile.

E' ancora una volta imperialismo. E' ancora una volta l'occidente civilizzato, democratico e in questo caso ambientalista che se ne infischia dell'altra parte del mondo.

Alcuni dicono che questo referendum ha una valenza politica: votare sì significa chiedere implicitamente al governo di investire di più sulle energie pulite.
E non potremmo semplicemente parlarne? Non potremmo chiedere la stessa cosa al governo senza accapigliarci per venti misere concessioni che non cambieranno in nessun modo i potenziali pericoli che le trivellazioni rappresentano per i nostri mari (e i mari di chiunque)?



Ken Saro Wiwa era un poeta e attivista nigeriano.
Fin dagli anni '80 Saro-Wiwa si fa portavoce delle rivendicazioni delle popolazioni del Delta del Niger, specialmente della propria etnia Ogoni maggioritaria nella regione, nei confronti delle multinazionali responsabili di continue perdite di petrolio che danneggiano le colture di sussistenza e l'ecosistema della zona.

Arrestato nel maggio del 1994, con l'accusa di aver incitato all'omicidio di alcuni presunti oppositori del MOSOP, Ken Saro-Wiwa viene impiccato con altri 8 attivisti del MOSOP al termine di un processo che ha suscitato le più vive proteste da parte dell'opinione pubblica internazionale e delle organizzazioni per i diritti umani.

Nessun commento:

Posta un commento

Caro Anonimo, se vuoi insultarmi devi almeno metterci la faccia. Se non lo farai il tuo commento non verrà pubblicato perché allora non sarai una persona che vuole muovere una critica ma solo uno che vuole litigare. E io ho cose ben più serie da fare, nella vita, che litigare con uno che non ha neppure il coraggio delle proprie parole :)