lunedì 24 ottobre 2011

Meglio morire da Simoncelli che da anonimi clandestini..

Da brava aspirante blogger che si rispetti ogni giorno faccio un giretto su internet: leggo articoli, commenti vari, spulcio giornali nazionali ed esteri on-line.
E da brava aspirante blogger che si rispetti mi ripeto sempre di smetterla di fare la snob e di parlare anche e soprattutto degli argomenti che infiammano le folle.

Detto questo, mi tocca parlare della morte di Simoncelli.
Lo faccio a malincuore perchè generalmente questi grandi drammi mediatici mi lasciano piuttosto fredda, è morto un ragazzo, va bene, giovanissimo, in un modo veramente atroce, dispiace per carità, ma come al solito si sta esagerando.
Scrive il signor Joe Pivello (autore dell'articolo "La vergogna di Nonciclopedia che commenta così la morte di Simoncelli" su Il Punto Magazine) che Simoncelli era un vero talento e poi un'altra serie di esternazioni piuttosto bizzarre su Noncicplopedia, il cinismo, il buon gusto e Vasco Rossi, che non sto qui a commentare.
Forse bisognerebbe spiegare al signor Pivello il vero significato della parola talento, e bisognerebbe dire a tutti i creatori facebookiani di link selvaggi sul loro dolore per la morte del ragazzo che ci si dispera in questo modo per la morte di un parente, di un amico, del proprio cane o del proprio gatto, non per un illustre sconosciuto. Delle due l'una: o queste reazioni sono vere e allora siamo davvero un Paese disturbato, oppure, come sospetto, sono pura esibizione di una pietà da quattro soldi che trovo molto più irrispettosa del cinismo di Nonciclopedia.

Chiuso il capitolo Simoncelli che già mi stava dando ai nervi ne apro un altro, molto più importante ai miei occhi: il ritrovamento di un altro corpo sui fondali del Mediterraneo.
A quanto pare il corpo ritrovato era di un ragazzino, sedici anni appena che dall'Africa cercava di raggiungere l'Italia (per l'articolo completo vi rimando a A 16 anni, in fondo al mare su Diritto di Critica).
Ovviamente queste notizie passano in sordina - e il corsivo è messo lì apposta per sottolineare il paradosso - ma per quanto mi è possibile, utilizzando questo mio piccolo spazio, vorrei ricordare tutte le persone che muoiono in questo modo, i cui corpi vengono ripescati dal mare e che diventano meri clandestini-non identificati-morti-in-mare.
A questo punto non sono più capace di censurare il mio cinismo e la mia cattiveria e penso che la morte di Simoncelli frutterà alle nostre tv e giornali moltissimi soldi fra servizi lacrimevoli e interviste a parenti e amici, mentre dalla morte di un sedicenne africano senza nome si possono spillare ben pochi quattrini.

Se la notizia di un ragazzino che muore per gioco diventa più importante della notizia che solo quest'anno già più di duemila ragazzi sono morti in mare cercando di migliorare le proprie condizioni di vita, allora forse, dovremmo farci qualche domanda.

2 commenti:

  1. Mi trovi d'accordo.
    Ieri ne parlavo proprio con Elio: riflettevo sulla questione del falso buonismo che anima le persone.
    Se muore un 24enne in una gara di MotoGP ne parleranno per i prossimi sei mesi, se muore un povero 24enne, sempre in moto, in un comune incidente di città, magari per il manto stradale bagnato o sporco, magari per un cretino ubriaco, o più semplicemente per disattenzione, al massimo ne puoi leggere qualche cosa sul giornale locale...

    C'è differenza tra i due episodi? Direi proprio di no.

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Caro Anonimo, se vuoi insultarmi devi almeno metterci la faccia. Se non lo farai il tuo commento non verrà pubblicato perché allora non sarai una persona che vuole muovere una critica ma solo uno che vuole litigare. E io ho cose ben più serie da fare, nella vita, che litigare con uno che non ha neppure il coraggio delle proprie parole :)