mercoledì 28 marzo 2012

Politica o non politica? Sfogliando un fiore decideremo del nostro futuro?

A Palermo, fra pochissimo, ci saranno le elezioni comunali.
L'atmosfera è veramente bollente perchè se da un lato si scontrano e si scornano aspiranti sindaco anche del medesimo schieramento politico, dall'altro la città è abbandonata da anni, grazie alla decennale latitanza dell'ex sindaco Cammarata, che in un momento di riacquistata dignità è fuggito via rassegnando le dimissioni da primo cittadino.

In uno scenario del genere, capirete bene quanto è importante scegliere un sindaco e sceglierlo bene
questa volta, perchè davvero non so se questa città potrebbe sopravvivere ad altri dieci anni come quelli appena trascorsi.
Fra i miei coetanei sono individuabili tre categorie principali:

  • quelli che capiscono e che si interessano
  • quelli non capiscono ma che si interessano ugualmente, fin troppo
  • quelli che si disinteressano completamente
Se da un lato sento di dovermi dissociare da tutti quelli che guardano alla politica come a qualcosa di alieno, dall'altro non mi sento neppure di sposare la causa degli ipercritici, iperpoliticizzati fricchettoni di città, quelli che dicono no a tutto, quelli che guardano tutto dall'alto in basso.

Sento dire cose come "io non mi interesso di politica", "della politica non me ne importa nulla", "tanto i politici sono tutti uguali", "tanto non cambierà mai niente" e mi imbestialisco, potrei davvero spaccare qualche testa.
Ma santissimo il Creatore, dico io, dire che la politica non ti interessa è come dire che non ti interessa la tua stessa vita, quindi, buttati da un ponte e falla finita! Ora, so che questa frase potrà sembrare spiacevole e infelice, ma è volutamente esacerbata: il problema di questa società è proprio questo a mio avviso, l'ignavia, questi parassiti che ci languono addosso che pretendono che qualcun altro scelga per loro e poi, quando le cose non vanno bene, si lamentano per giunta. Che prendano una posizione, o che accettino tutto quello che gli altri scelgono per loro!
E quelli che dicono che i politici son tutti uguali, mioddio, altre testate, violente, proprio sul naso, o peggio, sui denti: ma chi li sceglie i politici? Lo Spirito Santo? Scende in terra ogni cinque anni e designa dei rappresentanti politici random? No, belli miei, li scegliamo noi i "politici" e se i politici di oggi sono delle merde evidentemente siamo stati noi a prendere delle decisioni di merda.
Non capiscono, lo comprendo, non sarà il mio turpiloquio a fargli capire che vivere senza scegliere è come non vivere.
L'ignavia odio, più di ogni altra cosa.

Ma c'è qualcosa che forse odio al pari dell'ignavia, ed è la superbia.
E' strano lo so, perchè spesso cado anch'io in questo peccato capitale. Cerco di evitarlo, per quanto posso, ma vederlo negli altri è qualcosa che mi manda in bestia.
Mi riferisco agli ipercritici e iperpoliticizzati fricchettoni di cui sopra. 
Gente che guarda a tutto ciò che succede con aria di sufficienza, perchè ha già visto oltre, perchè ha già visto cosa c'è dietro. Cazzate, amici miei, cazzate.
Studentelli poco più che ventenni che si appellano a clichè politici anacronistici, kefia portate come sciarpette di Louis Vuitton - non sono più messaggi politici, solo pezzi di stoffa che fanno sentire di appartenere ad un gruppo - e lì in mezzo alle loro vitucce sprecate ad imitare grandi rivoluzionari o rock star decedute in circostanze spettacolari, spargono la nostra attualità, la infarciscono di tutti gli -ismi di cui sono capaci, la sviliscono, la fratturano.
Mi chiedo: ma qualcuno di loro, loro che masticano articolo 18 come fosse un gustoso chewing-gum alla fragola, avrà letto il testo della legge? Avrà idea di cosa realmente parla? Difendono l'articolo 18 come altri fanno il tifo allo stadio: per fare la ola basta solo alzare il culo dal sediolino all'unisono, non serve conoscere tutta la formazione a memoria.

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