lunedì 4 luglio 2011

A clock-work orange - Anthony Burgess

Questo è un libro che, indiscutibilmente, fa scalpore.
La scrittura è molto innovativa, il lettore si trova scaraventato, sin dalle prime pagine, in un mondo di cui non conosce le parole e non gli viene dato alcun aiuto per riuscire a penetrare il fitto slang utilizzato da Alex e compagni.


Anche il metodo di narrazione è piuttosto ostile al lettore: ci troviamo dentro la testa di Alex, sono i suoi pensieri quelli che leggiamo, e man mano che prosegue la lettura uno strano imbarazzo può impossessarsi di noi nel momento stesso in cui ci rendiamo conto che è Alex l'eroe di questa storia, stiamo proprio tifando per lui in fondo, nonostante la sua ultraviolenza.
E andiamo alla trama: il libro si incentra sulle bravate - chiamiamole così - fatte da Alex e dai suoi compagni, bravate che includono la droga, lo stupro e, come dicevo prima, l'ultraviolenza. Alex, non ha limiti. Almeno finchè non viene incarcerato. In carcere diventa la cavia perfetta per il cosiddetto metodo Ludovico, un lungo processo presentato come del tutto innovativo che fa in modo che il ragazzo, alla fine, provi disgusto e dolore fisico al solo pensiero della violenza.
Ora, non vi svelerò come finisce il libro perché è piuttosto piacevole lasciarsi sorprendere dalle svolte che prende la storia, l'unica cosa che vorrei aggiungere riguarda il messaggio di questa storia.
Arancia Meccanica non parla di violenza.
Non è un romanzo "a tesi" che vuol solo dimostrarci che brutta fine si fa ad essere così sfrenati. Arancia Meccanica si serve della violenza, è solo un mezzo per giungere al vero messaggio: il valore della scelta.
Dopo esser stato sottoposto al metodo Ludovico Alex non è più in grado di scegliere. La sua non è una scelta libera, Alex non inizia a far il bravo perché ha compreso i suoi errori, ma soltanto perché non ha altra scelta.
Ed è solo alla fine, nell'impossibilità della scelta che Alex, paradossalmente, perde tutta la sua umanità.
A mio avviso l'innovazione di Arancia Meccanica sta proprio in questo: il messaggio prescinde da valutazioni morali ed etiche e punta dritto all'affermazione dell'essere umano. Nel bene o nel male, l'importate è essere sempre capaci di scegliere.



[Citazioni da A clock-work orange di Anthony Burgess]


Ma, fratelli, questo mordersi le unghia dei piedi su quale è la causa della cattiveria mi fa solo venir voglia di gufare. Non si chiedono mica qual è la causa della bontà, e allora perchè il contrario? [...] la cattiveria viene dall'io [...] ma i non-io non vogliono avere il male, e cioè quelli del governo e i giudici e le scuole non possono ammettere il male perchè non possono ammettere l'io. E la nostra storia moderna, fratelli, non è la storia di piccoli io coraggiosi che combattono contro queste grandi macchine? Parlo sul serio, fratelli, quando dico questo. Ma quello che faccio lo faccio perchè mi piace farlo.


-La scelta,- tuonò una ciangotta profonda. Locchiai che apparteneva al salmiere della prigione. -In realtà lui non ha scelta, vero? Era il proprio interesse, la paura del dolore fisico che lo hanno spinto a quel grottesco gesto di autoavvilimento. La sua insincerità era anche troppo evidente. Cessa di essere un malfattore, ma cessa anche di essere una creatura capace di scelta morale.
-Queste sono sottigliezze, - disse il dottor Brodsky tipo sorridendo. -Gli alti valori morali non ci riguardano, noi ci preoccupiamo soltanto di stroncare la delinquenza...[pag 146]



-Tu hai peccato, immagino, ma la tua punizione è stata davvero sproporzionata. In fondo eri un essere umano, e loro ti hanno cambiato in qualcos'altro. Non sei più in grado di scegliere. Ora sei obbligato a compiere soltanto delle azioni socialmente accettabili, come una macchina capace di fare solo il bene.[pag 180]


Ma il vero peccato sta nell'intenzione essenziale. Un uomo che non può scegliere cessa di essere un uomo.[pag 180]


Valutazione: 5/5

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