giovedì 29 dicembre 2011

I problemi dello specchio

Magritte, Riproduzione vietata
Uno dei modi più elementari per conoscere noi stessi è guardarsi allo specchio.
Moltissime teorie psicoanalitiche si fondano sul rapporto che l'individuo ha con la propria immagine riflessa: c'è chi sostiene che attraverso lo sguardo allo specchio il bambino riconosce di essere un'entità separata dalla madre, c'è chi opta per un'analisi più drastica e vede nel confronto con lo specchio la maggiore fonte dei nostri mali.
Rivelatore di identità o semplice superficie riflettente, lo specchio rappresenta un limite, un alt al quale nessuno di noi può rifiutare di fermarsi.


Guardarsi allo specchio può essere frustrante o gratificante, può fiondarci nella più nera depressione o può spronarci a migliorare, possiamo avere un bel rapporto con nostro riflesso o possiamo detestare quella persona che ci guarda fisso da oltre quella sottile soglia di vetro e nella quale non ci riconosciamo affatto. Ciò che è sicuro è che il rapporto che ognuno di noi ha con lo specchio ha davvero poco a che fare con le apparenze.
Si guarda nello specchio per cercare delle risposte, e non sono i nostri occhi a pretenderle bensì la nostra mente.

Questa riflessione nasce da una conversazione virtuale avuta poche ore fa con una mia amica.
Stimo molto la persona di cui parlo, la reputo una ragazza impegnata, intelligente, concentrata e proprio grazie a questa conversazione virtuale avvenuta su Facebook ho scoperto che anche lei, come me, concilia il suo lato di ragazza moderna, intelligente, intellettuale con l'interesse per le cose frivole, come i trucchi, i capelli, i vestiti.

Per una persona come me che sino a pochissimo tempo fa vestiva come capitava, trovarsi davanti questo nuovo aspetto della propria esistenza è difficile.
Ormai da qualche mese mi scopro a guardare gli abiti, le scarpe con sempre maggiore interesse e ammirazione, a mettere da parte i soldi per comprare un determinato rossetto o a chiedere ai miei genitori come regalo di compleanno un costosissimo profumo. E poi ogni tanto mi fermo a pensare e mi chiedo come può questa parte di me riuscire a conciliarsi con quell'altra, con quella che chiama sporchi capitalisti tutti i grandi marchi, che è convinta della necessità di una giustizia sociale, che si batte affinchè le minoranze non vengano più concepite come tali.
Come posso conciliare tutte le mie convinzioni e questi nuovi interessi?

La mia amica mi suggerisce una risposta che in realtà, nel mio profondo, già conoscevo.
Quando avevo sedici anni la mia filosofia di vita era farmi del bene, perchè solo stando bene avrei potuto essere una brava amica, una brava figlia, una brava studentessa.
In fin dei conti è quello che cerco anche adesso: se sto bene con me stessa, allora forse riuscirò a venir fuori dai molteplici casini nei quali mi vado puntualmente a cacciare. E se saranno un paio di scarpe alla moda a farmi stare bene, ben venga, se mi renderanno una persona in grado di studiare di più, di capire di più, di amare di più, va bene. Non tutti diventano persone migliori maturando, provando sentimenti forti, soffrendo. Per alcuni, forse, basta semplicemente, sentirsi a posto.



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