mercoledì 7 marzo 2012

La festa della donna: consigli per l'uso

[Scusate se troverete questo post molto "denso" poichè privo di immagini, ma sta diluviando e la mia connessione non è in grado di sostenere un upload al momento!]
Fra qualche ora scatterà la mezzanotte e saremo ufficialmente immersi nel giorno della festa della donna, uh-uh!
Bene, innanzi tutto, necessaria premessa: questa festa nasce per ricordare tutte le battaglie intraprese ed a volte vinte dalle donne nel corso degli anni. Sto parlando di emancipazione, di diritto a gestire il proprio denaro, di diritto e gestire il proprio corpo, di votare e tante altre cose che oggi ci sembrano banali e scontate, duecento anni fa non lo erano affatto. Fra l'altro, la condizione della donna a livello mondiale non è ancora ottimale perchè se è vero che in alcune culture la donna è ancora vista come subalterna all'uomo è vero anche che in culture "evolute" (prendiamolo con le pinze e le contro pinze, eh!) come la nostra la donna ha ancora diversi problemi da gestire e con i quali spesso - purtroppo - convivere.

Chiusa la parentesi seriosa e barbosa andiamo ai miei soliti discorsi da buffoncella...

Qui a Palermo, la maggior parte delle mie concittadine riserva la serata dell'otto marzo ad un'uscita con le amiche. La palermitana tipo si veste figa, esce con le amiche fighe e si reca in un locale, spesso una discoteca, in cui, altrettanto spesso, va ad assistere a spogliarelli di uomini umidicci e dalla pelle color fanghiglia.
Ora, ditemi voi. Ma si può? E loro sono tutte contente, organizzano questa serata con giorni di anticipo, decidono l'outfit, lo accordano con le amiche, magari comprano anche qualcosa di speciale da indossare per l'occasione. Ribadisco: ma si può?
Io rabbrividisco, davvero, penso a Simone de Beauvoir, penso a Mary Wollstonecraft e rabbrividisco. Anni di storia, di lotte, di reggiseni dati alle fiamme per cosa? Uno spogliarello. Di uomini brutti ed unti per giunta.
Io potrei giustificarle ed anche apprezzarle, sapete, se fosse il loro comportamento abituale.
Ti piace fare cose tamarre? Va bene, nessuno ti giudica, vai e divertiti.
Ma 'ste tipe 364 giorni l'anno sono delle povere succubi. Degli uomini ovviamente. Ma non di quelle succubi che tu dici porella, di quelle succubi che ti verrebbe da prenderle a schiaffi e rincarare la dose perchè fuori casa fanno tutte le emancipate e poi in casa puliscono calzini, mutande, cessi, rifanno letti, cuociono pranzi per un esercito perchè i loro mariti/padri/fratelli sono maschi (lo metto in corsivo perchè a Palermo la frase "vabè a casa faccio io perchè lui è maschio, che gli faccio fare il letto?" è molto inflazionata, quasi la totalità della popolazione femminile palermitana almeno una volta nella sua vita ha pronunciato una frase simile..)
Quindi, ragazze mie, dignità! Andate agli spogliarelli, andate e divertitevi, ma per favore, la prossima volta che vostro marito/padre/fratello lascia nel lavandino il piatto sporco del pranzo, chiedetegli: "da che tipo di handicap fisico o mentale sei affetto da non esser riuscito ad apprendere la sofisticatissima arte del lavaggio del piatto?". Vedete un po' che vi risponde..

Altra nota dolente, altra faccia della medaglia.
L'otto marzo, immagino in tutto il mondo, più o meno, ma soprattutto a Palermo si aggirano degli uomini-cespuglio, completamente immersi in mazzi di mimose che si estendono per ettari. Non acquistano un mazzo di mimose questi maschi palermitani ma direttamente gli appezzamenti piantati a mimose. Si stipano dentro utilitarie con questi mazzi giganti che gli fanno da passeggero, li trattano con cortesia, come se stessero dando un passaggio ad una vecchia zia: guidano con cautela ed una volta giunti a destinazione scendono dall'auto e vanno ad aprire l'altra portiera dalla quale estraggono il ramo divelto di mimosa.
Ora, io non vorrei ripetermi, ma a quanto pare devo farlo: ma si può?
Basta mimose, imparate a lavare i piatti piuttosto!

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