lunedì 3 agosto 2015

Libri: Il desiderio di essere come tutti - Francesco Piccolo


il desiderio di essere come tutti piccolo recensione libro romanzo
Su questo libro ho pubblicato anche un video sul mio canale YouTube: https://goo.gl/yHXKSJ

IL DESIDERIO DI ESSERE COME TUTTI

Francesco Piccolo

Ed. Einaudi
Prezzo € 13

A volte capita che Marco vada a fare delle commissioni mentre io sono al lavoro e quando va io gli dico portami qualcosa. Qualche tempo fa è andato al supermercato ed io gli ho chiesto, as usual, di portarmi qualcosa ma immaginavo dei biscotti o delle caramelle, invece il mio consorte, che sa bene con chi ha a che fare si è buttato sui libri.
Risultato: è arrivato fra le mie mani Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo.

Ne ho subito letto qualche riga ma al tempo stavo ancora tentando di leggere Harry Potter (perchè a volte decido di farmi del male?) quindi l'ho impilato fra i libri in attesa di essere letti.

libri da leggere

Con Harry Potter poi siamo arrivati ai ferri corti e l'ho mollato.
Ho letto Non dirmi che hai paura di Catozzella (ho scritto un post in merito -> [qui] e ho fatto un video -> [qui]) e quando ho finito quello ho subito iniziato questo.

E' molto difficile per me parlare di questo libro. Innanzi tutto perchè mi ha coinvolto moltissimo, secondo perchè è un libro complesso.
Il libro si divide in due parti: La vita pura: io e Berlinguer e La vita impura: io e Berlusconi.  La struttura generale del libro vede intrecciarsi, alternarsi, episodi della vita "pubblica" d'Italia ed episodi della vita privata di Piccolo.
Soprattutto durante la prima parte questo perfetto incastonarsi di scene pubbliche e scene private rende la lettura deliziosa: la voce narrante ci parla di un fatto avvenuto durante la sua infanzia o durante la sua giovinezza e poi ci dice come quel fatto "pubblico" abbia avuto degli effetti sulla sua vita privata. Così il colera, l'arresto di Sophia Loren, i mondiali del '74, il compromesso storico di Berlinguer e il rapimento di Aldo Moro.
Sulla parte in cui Piccolo scrive di Aldo Moro c'è da fare un discorso dentro il discorso: Piccolo ne scrive in modo oserei dire perfetto. E' davvero la voce di qualcuno che l'ha vissuto. Da cittadino. Ci racconta le sensazioni, le opinioni su ciò che accadeva. Anche nella descrizione di Moro e dei giorni della prigionia torna lo schema del pubblico e del privato: nelle lettere che scrive dalla prigionia Moro si spoglia della sua immagine istituzionale e diventa semplicemente un uomo che scrive ad altri uomini e chiede di essere salvato. La ragione di Stato, a lui, non importa. A qualcun altro sì, invece. Lo Stato non scende a compromessi coi terroristi, sarebbe un grave errore, si creerebbe un precedente. Così Aldo Moro muore, dopo 55 giorni di prigionia e la Brigate Rosse sono delegittimate, private di qualsiasi tipo di potere o autorità.

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Scena finale del film Buongiorno, notte di Marco Bellocchio
che parla appunto del sequestro Moro.

Capite bene che da tutto questo scaturiscono delle riflessioni importanti: cosa è meglio? Salvare il singolo a scapito della comunità? O lasciare morire un uomo pur di non legittimare, trattando, un gruppo di terroristi?
Al sequestro Moro è legata con doppio nodo anche un'altra questione: il compromesso storico. In un momento in cui Democrazia Cristiana e  Partito Comunista avevano considerato di allearsi, Moro, il presidente della Dc viene ucciso. E la storia d'Italia prende una traiettoria diversa, è uno sliding doors.
Chi resta della Dc (Andreotti, Cossiga, Craxi) non è interessato all'alleanza coi comunisti di Berlinguer. Così inizia quella che viene chiamata alternativa democratica. Una progressiva chiusura del Pci a qualsiasi compromesso, alleanza, confronto. Berlinguer e il suo partito si barricano dentro quello che da lì a poco diventerà un atteggiamento, uno status di chi si sente di sinistra: quello che è oggi la sinistra italiana arriva direttamente da quel momento, secondo Piccolo. Quell'atteggiamento un po' snob di chi pensa di essere irreprensibile dentro un mondo di corrotti, di chi pensa che io non c'entro niente hanno fatto tutto loro, l'atteggiamento di chi - e ci sono anche io in mezzo - lascia il Paese perchè questo Paese fa schifo e io qui un altro giorno della mia vita non ce lo passo. Tutto questo ha portato ad uno scollamento dalla base. Ormai l'elettorato di Sel sono io, laureata, acculturata, benestante. L'operaio non la prende neppure in considerazione Sel. E il motivo è che la sinistra è snob ed elitaria e l'operaio non si riconosce in tutto questo. L'operaio, verosimilmente - e sto generalizzando è chiaro che non tutti gli operai sono uguali e non tutti la pensano allo stesso modo - si identifica molto più facilmente con un imprenditore cialtrone che fa una gaffe al minuto.

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Durante la prima parte del libro il ritmo è scandito, come dicevo, dall'alternarsi di fatti pubblici e privati - bellissimo è il racconto del suo primo innamoramento. Durante la seconda parte il ritmo rallenta un po', la narrazione diventa meno scorrevole e il racconto di episodi specifici lascia il posto ad una lunga riflessione. Mentre la prima parte è come composta da caselle, la seconda è un continuum.
Ci parla essenzialmente degli anni di Berlusconi, del governo Prodi fatto cadere dalla "purezza" di Bertinotti e intavola una lunga riflessione sulla sinistra italiana, su ciò che è stata e ciò che ha fatto in quegli anni e su ciò che è adesso.
Due punti della riflessione su Berlusconi mi hanno colpito: il primo, Berlusconi è un politico atipico. Ok, non è un politico, è un imprenditore. E il primo episodio in cui si parla di lui è un episodio in cui fa una delle sue battute a sfondo sessuale nel bel mezzo di un G7. Berlusconi porta la più intima delle dimensioni al centro della più pubblica delle riunioni. E così farà, ancora, mescolando pubblico e privato in molti differenti contesti. La seconda: il sarcasmo di cui si è vestito chi ha parlato e scritto di Berlusconi in questi anni. Il sarcasmo ha contribuito soltanto a ridimensionare il problema. Se ci ridi su, allora non è così grave. Secondo Piccolo chi si è trincerato dietro al sarcasmo ha contribuito a farlo rimanere lì dov'era per vent'anni.

il desiderio di essere come tutti piccolo diana e atteone
Tiziano, Diana e Atteone (1559)
Piccolo utilizza il mito di Diana e Atteone come
metafora del voyerismo italiano.

In generale, il mio giudizio è molto positivo.
Nonostante la seconda parte non sia avvincente e splendida come la prima lo trovo un bel libro, da leggere.

Non condivido il suo punto di vista, questo devo dirlo.
Perchè io sono fra quelli che vogliono andare via. E lo dico non perchè mi sono arresa in partenza ma perchè, nel mio piccolo, ho provato a cambiare le cose e mi sono sentita una moderna Don Quijote che lotta contro i mulini a vento. A quel punto mi sono chiesta: ma chi sono io per cambiare le cose? Se a tutti gli altri va bene così non è forse anti-democratico, da parte mia, cercare di far diventare il mondo come lo vorrei io? Non credo nella dittatura della minoranza. Possiamo essere fighi e acculturati quanto vogliamo, ma se le nostre idee non sono condivise non abbiamo nessun diritto di imporle. Così vado via. Sono andata via dalla Sicilia e andrei via dall'Italia anche domani. Semplicemente perchè credo che il problema sia io e non loro e allora va bene che sia io a spostarmi e a cercare un posto che mi vada bene.

Detto questo, lettura consigliatissima ma solo se siete ben predisposti: non la considererei una classica "lettura da ombrellone".

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