martedì 26 gennaio 2016

L'assassino ha letto Joyce? - Bartholomew Gill #BookTalk




Buongiorno mie care e miei cari,
inizio questo post dicendovi male, male, male!
Devo dire che il 2015 era stato un anno positivo ma questa lettura ha di molto abbassato la qualità delle letture dell'anno passato.
Fortunatamente, a quanto pare, è fuori catalogo, ma se mia vi dovesse capitare a tiro questo titolo evitatelo come la peste - a meno che non vogliate soffrire!

Quale è stato il libro peggiore letto nel 2015?
Rendetemi partecipe delle vostre lamentele et imprecazioni contro il vostro peggior nemico cartaceo!




l'assassino ha letto joyce bartholomew gill recensione


Bartholomew Gill
L'ASSASSINO HA LETTO JOYCE?
(2005)


ed. Guanda
268 pagine - Fuori catalogo su Feltrinelli.it
1/5 su Goodreads


TRAMA

Trattasi di un giallo e in soldoni quello che succede è che c'è un morto.
Il morto è un professore del Trinity College grande esperto e studioso di James Joyce.
Anche il momento dell'omicidio è strettamente legato all'autore irlandese: avviene infatti alla fine delle celebrazioni del Blooomsday, giorno durante il quale di svolge l'Ulisse - di Joyce, appunto.
Ogni anno il professor Coyle e molti altri studiosi e appassionati di Joyce festeggiano il Bloomsday ma quest'anno il professore viene trovato morto.
Ad occuparsi delle indagini sarà l'ispettore McGarr e la sua sgangherata squadra di poliziotti.

L'azione è pressappoco inesistente: si inizia interrogando vari sospettati e stop, non ci sono neppure troppe congetture ed elucubrazioni attorno a questi interrogatori.
Ad un certo punto della narrazione vengono suggerite più piste, come a voler preparare il terreno per un finalone mozzafiato che ti lascia di stucco ma no, il caro Gill non ci è riuscito.

James Joyce
Questa immagine l'ho presa qui


Fino ad un certo punto il libro mi aveva solo annoiata ma transeat, può capitare.
Dopo un certo punto ha iniziato ad indignarmi e questo un me fastidia.

Nella sgangherata squadra dell'ispettore McGarr lavora anche una poliziotta, l'unica donna, bruttina, rozza, senza nessuna intelligenza particolare, trattata con sufficienza dai colleghi e senza un briciolo di amor proprio, dignità o ambizione. Fin qui niente di strano direte, se il personaggio è costruito così!
Sì, ok, infatti il problema è che il personaggio viene presentato in questi termini ma, sul finire del romanzo, si trasforma e la trasformazione avviene grazie ad un accadimento straordinario.
E cosa sarà? Vi chiederete. Una pozione magica? Una fata madrina emersa da chissà quale recondito angolo dell'universo? Chirurgia estetica? La dieta di Belen?

No, un pene cari amici, un pene.
Fosse stata una magia o la chirurgia plastica mi sarebbe anche stato bene.
Ma che una donna descritta per 200 pagine come del tutto insulsa mi diventa la super figa della situazione dopo aver fatto sesso col collega super figo no, non lo accetto.
Il signor Gill ha inventato il pene magico! Sei un cesso e la tua vita ti fa schifo? Bene, fai sesso col collega più figo che hai e ti trasformerai a tua volta in una figona!

Questa trasformazione avvenuta solo ed esclusivamente in funzione del rapporto col collega figo mi ha mandato in bestia, la vita di una donna sboccia solo quando c'è un uomo che la ama? No mio caro Gill, proprio no.

Ultima annotazione: non sono grande conoscitrice di Joyce né mi fa particolare simpatia ma innegabilmente è una pietra miliare nella letteratura internazionale. Da questo libro, invece, emerge solo che Joyce era un alcolizzato misogino e misantropo. Vabè.




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