mercoledì 9 novembre 2016

Benito Cereno, Herman Melville - Un vago senso horror in quello che sembra un girone dantesco

benito cereno melville recensione amanathinemess

Buongiorno a tutti,
oggi vi parlo di un bellissimo libro scoperto grazie ad un articolo di Gramellini: sto parlando di Benito Cereno di Herman Melville.

Si tratta di un racconto che, per certi versi, potrebbe essere considerato un distillato di Moby Dick: infatti tutto il pathos, la rarefazione, il simbolismo che ho conosciuto in Moby Dick l'ho ritrovato anche in Benito Cereno.
Il capitano Delano, a bordo della sua nave attraccata, avvista una nave in avvicinamento. E' la nave - poi scoprirà - del capitano Benito Cereno e sembra in difficoltà, così Delano decide di andargli incontro con delle scialuppe. Non appena arriva vicino alla nave vede però qualcosa di strano: la nave è paragonata ad un antico monastero, c'è silenzio, ci sono figure evanescenti che si vedono e non si vedono. Qual è il segreto della nave di Benito Cereno?

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BENITO CERENO  (1855)
Herman Melville
ed. BUR

a cura di Bruno Tasso
120 pag. (testo a fronte)
8,90 € - 0,99€ ebook
***** su Goodreads

Simbolismo cromatico

La primissima descrizione della nave del capitano Benito Cereno è tutta grigia.
Il capitano Delano arriva in prossimità della nave e la descrive come un antico monastero, monumentale, ieratico, immobile. Delano intravede delle figure muoversi al suo interno: come vecchi monaci silenziosi intenti a mandare avanti il monastero, così chi viaggia su quella nave si muove silenziosamente, tutta la nave sembra avvolta in una sorta di non-tempo.

Il grigio e l'immobilità iniziale vogliono forse darci delle informazioni sulla nave che saranno più chiare procedendo con la lettura: la nave è quella del capitano Benito Cereno, un europeo.
Nel simbolismo insito nella scrittura di Melville la vecchia nave-monastero potrebbe rappresentare un'Europa vetusta e stantia, in opposizione a due altri continenti: l'America e l'Africa.


Il primo impatto con la nave rimanda un vago senso di inquietudine e paura: la nave sembra quasi un girone infernale in cui ci sono queste figure misteriose e prive di voce che stanno scontando la propria pena.


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Questa ed altre foto dei libri che leggo potrete trovarle sul mio profilo Instagram

La demolizione di due stereotipi: il buon selvaggio e la bestia nera

Una volta salito sulla nave, il capitano Delano troverà davanti ai suoi occhi il capitano Benito Cereno col suo fedele servitore Babo, circondati da tantissimi schiavi, i più dei quali divisi in due gruppi: quelli che sfilacciano la stoppa e quelli che puliscono le asce.

Anche questa volta entra il gioco il forte simbolismo di Melville: gli schiavi che sfilacciano la stoppa sono pacifici, saggi, quelli che puliscono le asce iracondi.
I movimenti dei due gruppi diventano quasi il
sottofondo musicale della scena: i movimenti ripetitivi, i suoni ritmati e regolari creano un ritmo martellante e freddo, metallico che contribuisce a conferire ulteriore freddezza e rarefazione alla scena.

Il pubblico di Melville - ricordiamoci che ci troviamo a metà dell'Ottocento - era abituato a leggere dei neri unicamente in due termini: il nero era buono ed estremamente ingenuo oppure era cattivo e indomabile.
Nessuna mezza misura, solo stereotipi.
In Benito Cereno Melville scardina questa alternativa buono e stupido/cattivo e selvaggio suggerendo che, in quanto persone, possono esistere diversi tipi caratteriali anche fra i neri.
Non solo: con la figura di Babo, che è quasi uno Iago traslato su altre scene, Melville costruisce un personaggio nero che è però capacissimo di pensare, ordire piani, forse anche un po' machiavellico.


Bianchi e neri vengono presentati da Melville come pedine intercambiabili all'interno di un gioco perfido: tutto questo è rivoluzionario innanzi tutto perché suggerisce l'idea che non c'è nessun motivo "scientifico" per cui il bianco sia padrone e il nero schiavo. E se i ruoli fossero qui invertiti? Se il bianco fosse la vittima e il nero il carnefice?

Anche il discorso sui
ruoli sociali è interessante e rivoluzionario: sulla nave di Benito Cereno si incontrano re che adesso sono schiavi, schiavi che in realtà sono capi di rivolta, capitani prigionieri del proprio equipaggio.


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