martedì 1 novembre 2016

Romeo e Giuletta - Siamo i fantocci della Fortuna?

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Buongiorno a tutti miei cari oggi vi parlo di quello che è stato il settimo appuntamento con la  Maratona shakespeariana: Romeo e Giulietta, ovviamente di William Shakespeare.

Credo che questa sia l'opera di Shakespeare che ho più riletto in vita mia (seguita a ruota da Amleto e Othello) e ogni volta, nonostante non sia la più bella, nonostante non sia la mia preferita, me ne innamoro.
Credo che il punto di forza di quest'opera sia lo stile e il linguaggio: Shakespeare abbandona il suo blank verse  e utilizza per grandissima parte dell'opera il sonetto, forma poetica che conferisce a Romeo e Giulietta una musicalità e un'eleganza impareggiabili.
La trama di Romeo e Giulietta è nota: Montecchi e Capuleti sono due importanti famiglie di Verona e si detestano. I rampolli delle due famiglie, Romeo e Giulietta, per una serie di fortuiti eventi, si incontrano e si innamorano. La loro sorte non sarà però felice.


ROMEO E GIULIETTA  (1596)
William Shakespeare
ed. Feltrinelli

a cura di Agostino Lombardo
270 pag. (testo a fronte) - 7,50€ 
***** su Goodreads

L'oscuro cattolicesimo

Nel 1533 Enrico VIII sposò Anna Bolena, atto che sancì la definitiva separazione della chiesa Anglicana da quella di Roma.
Dopo la morte di Enrico VIII (e dopo una serie di casini con Edoardo VI) il trono passò prima a Maria "la sanguinaria", fervente cattolica che cercò di ristabilire un certo contegno cattolico e dopo alla mia cara Elisabetta I, grandissima sovrana e grandissima donna.

Capite bene che solo 60 anni dopo, nel 1569, ossia quando è stato scritto Romeo e Giulietta la questione religiosa è ancora abbastanza calda: nell'opera infatti, viene rappresentato un mondo cattolico bigotto e oscuro, che cova segreti e porta alla morte.

Certamente dietro questa raffigurazione c'è una precisa scelta politica da parte di Shakespeare: parlare male del mondo cattolico per rafforzare, di contro, l'immagine di un anglicanesimo nel fiore del suo sviluppo.


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Questa e altre foto dei libri che leggo potete trovarle sul mio profilo Instagram

Il personaggio outsider

Come avverrà anche in altre opere, in Romeo e Giulietta il caro Will si cimenta nella creazione di un personaggio sui generis: è un personaggio secondario, è un personaggio che porta in sé un briciolo di follia ed è un personaggio che, in un modo o nell'altro, diventa quasi portante all'interno dell'opera.
Così sarà per Iago, così sarà per Shylock, così è, qui, per Mercutio.

Mercutio è un amico di Romeo ed è un personaggio che fa un po' da contro canto al tragico romanticismo che sottende Romeo e Giulietta: con il celebre racconto sulla regina Mab, Mercutio svilisce un po' l'amore e lo struggimento, col suo cinismo mette in evidenza la volubilità dei sentimenti umani (e di Romeo Montecchi in primis - ricordiamolo innamoratissimo di Rosalina all'inizio dell'opera).

La sua morte è quindi quasi più tragica di quella dei due amanti: con l'uscita di scena di Mercutio va via il punto di vista di uno sguardo razionale, lucido e intelligente sull'amore.


I'm Fortune's fool: destino vs libero arbitrio

Va a braccetto con la questione religiosa il ragionamento sul libero arbitrio: ognuno è artefice del proprio destino o c'è un Fato che decide per noi?

Romeo e Giulietta, stranamente, si presta ad entrambe le interpretazioni.
C'è chi sostiene che tutto quello che accade in Romeo e Giulietta sia colpa del Caso: lettere non recapitate, ritardi e fraintendimenti starebbero allora tutti raccolti dentro quel I'm Fortune's fool esclamato da Romeo (Sono il fantoccio della Fortuna).
Altri vedono in Romeo e Giulietta una sorta di morality play in cui Shakespeare mette in guardia da comportamenti avventati e sconsiderati come quelli dei due amanti perchè portano a tragici epiloghi.

Per concludere, sebbene, come sapete, io ripongo tutta la mia fiducia nella critica e nell'interpretazione, strumenti senza i quali la letteratura viene fruita soltanto in piccolissima parte, per Romeo e Giulietta potrei fare un'eccezione: la preziosità di quest'opera sta infatti a mio avviso più nella forma che nella sostanza. La storia è bella e struggente e tutto ciò che volete ma le parole, i versi, con i quali Shakespeare ci racconta questa storia sono fra i più belli mai scritti. 

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